Recensione: Il labirinto del silenzio

Il labirinto del silenzio è un film uscito nelle sale cinema nel 2014 e diretto dal regista Giulio Ricciarelli. 

Il film è ambientato in Germania nel primo dopoguerra, nella quale la gente, sia per vergogna, sia per pudore (dipende da quale partito appartenevi durante il nazismo) preferivano tenere nascosta tutta la verità alle nuove generazioni e molti nazisti che lavorarono come SS erano ancora liberi.

Il protagonista è Johann Radmann, un giovane avvocato della fresca Repubblica Federale Tedesca, che all’inizio del film trova dei documenti riguardanti il caso Schluz tramite un giornalista. Schluz era un ex soldato delle SS che, seppur a tutti coloro che avevano fatto parte di quel settore li era stata vietata la presenza nell’amministrazione dello stato, lui era comunque un insegnante di scuola elementare, 

Johann è un ragazzo molto giovane e che come tutti i giovani non conosceva assolutamente nulla dell’Olocausto, però date le innumerevoli morti causate da quelle persone che erano ancora in circolazione, egli volle comunque portare giustizia verso i sopravvissuti, gli innocenti e i morti stessi e arrestare tutti i soldati dell’SS. 

Il problema era proprio la mancanza di conoscenza della verità che ad un certo punto della storia portò l’avvocato in una grande confusione e questo perchè egli non sapeva che in realtà gran parte della Germania fu obbligata a votare il partito nazionalsocialista e a eseguire i comandi richiesti da Hitler. Una volta scoperto tutto scelse di dimettersi dal caso Schulz. Erano tutti degli assassini! Come disse lui ad un certo punto del film: “Questo è un popolo di criminali e tutti fanno finta di niente. Tutti questi colori! Noi dovremmo indossare il nero per l’eternità.” 

Poi, dopo aver fatto chiarezza con sé stesso, ritornò sui suoi passi e arrestò tutti i criminali nella Germania Ovest. 

Questo film a mio giudizio è stupendo: le riprese sono eccellenti e alcuni personaggi formidabili, per quando il soundtrack, cosa che io reputo essenziale in un film, lascia un po’ a desiderare: ma per il resto è tutto fatto bene e con cura. 

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– Stella

 

 

Indignazione – Philip Roth

Qualche mese fa lessi un libro di Philip Roth ovvero Indignazione e da quanto mi sono riuscita ad immedesimare nella mentalità del protagonista mi ritrovo a non essere pronta nemmeno adesso a leggere un altro libro. Mi capitò la stessa cosa anche per Fosca di Tarchetti e I dolori del giovane Werther di Goethe.

Allerta: SPOILER DEL FINALE! NON LEGGERE ULTIMO PARAGRAFO 😉

Il romanzo è ambientato negli anni ’50 quando gli Stati Uniti erano in guerra con la Corea del Nord. Il governo per le nuove reclute puntava tutto sui giovani che si ritrovavano a dover prendere una decisione: andare in guerra o proseguire con gli studi.

Marcus, il protagonista, era da sempre stato il migliore a scuola; ammirato da professori e allievi e quindi scelse di proseguire con gli studi universitari. Suo padre da quando iniziò la guerra diventò sempre più irrequieto e non permetteva la libertà al figlio e così Marcus scelse di andare in una università lontana nella quale finalmente avrebbe potuto studiare in pace.

Marcus era un grande osservatore. E la sua indignazione verso la gente era frutto della sua meticolosa osservazione e la comprensione dei fatti: ragazzi stronzi, ragazzi ubriachi, peripezie che avrebbero portato alla sospensione e quindi al reclutamento, la guerra, il padre che man mano impazziva sempre di più, la madre che non lo sopportava più. Di tutto questo lui provava solo indignazione e di certo voleva solamente evitare la loro compagnia; preferiva la solitudine a tutto quello. Considerando poi che la scuola gli imponeva di pregare il Dio Cristiano quando Marcus era invece un Ebreo tanto che suo padre era aveva una macelleria Koster; lui si sentiva offeso e attaccato da tutti i fronti. Non trovava comprensione, infatti ad un certo punto chiese alla segreteria una stanza in cui poteva stare da solo, non gli importava le condizioni della camera, gli bastava che fosse da solo, senza compagni, senza distrazioni.

Ebbene il preside una volta scoperto tutto ciò decise di espellerlo dall’università e mandarlo nell’esercito in Corea dove Marcus troverà la morte. Infatti tutto il romanzo è la rivisitazione dell’ultimo periodo della sua vita prima di morire realmente.

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Commento personale nel prossimo articolo.

Grazie per la lettura e i commenti sono molto graditi. 🙂

– Stella

 

Recensione: Il diavolo in corpo – Raymond Radiguet

“Il diavolo in corpo” è un libro scritto da Raymond Radiguet (1903-1923) la cui vita fu molto simile a quella del celebre scrittore dall’aura maledetta Arthur Rimbaud.Di fatto essi sono entrambi << scrittori precoci, uomini dalle frequentazioni mondane e ambigue e pienamente inseriti nei circoli intellettuali della città>>

Il libro narra di una storia amorosa fra un ragazzo dodicenne e una ragazza diciottenne sposata con un uomo che in quel momento era in guerra, dato che il tutto è ambientato nel 1917 (prima guerra mondiale). Ad ogni modo il successo dell’opera non fu tanto per la differenza d’età dei due amanti oppure per l’apparente precocità mentale del ragazzino, bensì per il fatto che il periodo di guerra (momento di pena e dolore) per i due amanti fosse semplicemente inteso come una vacanza in cui potessero svagarsi.

La cosa sorprendete di questa storia è che l’autore abbia realmente vissuto quel che ha narrato, ma non solo! Un’altra cosa che sorprende è il modo di scrivere usato durante la storia che è del tutto uguale a quella che userebbe un dodicenne quando scrive i temi per scuola.

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-Stella

Recensione: 1984-George Orwell

Il libro 1984 venne scritto da George Orwell nel 1948 e lo si può ritenere un romanzo DISTOPICO ovvero un romanzo che descrive una forma di società eccessivamente controllata dallo stato.

Il protagonista della storia si chiama Winston. Egli è diverso da tutti gli altri e per questo motivo è anche uno dei pochissimi ad accorgersi delle menzogne dette dal Grande Fratello (ossia il presidente della nazione) tramite i teleschermi, ma al contempo anche della vulnerabilità mentale degli altri membri del partito che sono convinti e sostengono fortemente il governo e tutto ciò che gli viene comunicato, senza rendersi conto dei continui cambiamenti che vengono apportati alla storia e alle notizie.

Winston si occupava proprio del variare le notizie ovvero se fino ieri la gente era convinta che l’Oceania combattesse contro L’Eurasia, oggi tramite la distruzione dei vecchi scritti come giornali e rrivistee la riscrittura dell’articolo, la gente era convinta che in realtà l’Oceania aveva sempre combattuto contro l’Estasia e che da sempre era stata alleata dell’Eurasia. Tutto questo veniva detto ai cittadini, seppur non era realmente successo nulla. La gente era ipnotizzata e Winston si era accorto di questo, ma per lunghi anni preferì tenere tutto segreto se no, se il governo capiva tramite le telecamere dei teleschermi (presenti in ogni edificio anche nelle case) che winston ancora possedeva una mente pensante e provava sentimenti , lo avrebbero torturato ed eliminato se non ridotto in cenere.

Ce la farà Winston a rimanere in vita e a liberarsi a questa dittatura? Incontrerà qualcuno con la sua stessa mentalità?

Leggete il libro per scoprirlo! 😉

1984

– Stella