Il Grande Gatsby

Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggiava di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa – domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia… ed una bella mattina…

Così remiamo, barche contro corrente, risospinti senza sosta nel passato.

– F. Scott Fitzgerald

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The Great Gatsby

Gatsby believed in the green light, an orgastic future that year by year recedes before us. But eluded us then, but that’s no matter. —- Tomorrow we will run faster, stretch our arm farther, and one fine morning.—-

So we bet on, boats against the current, borne back, ceaselessly into the past.

– F. Scott Fitzgerald

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Davanti alla legge – Franz Kafka

Davanti alla legge stava un guardiano.

Un uomo di campagna venne da questo guardiano e gli chiese il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli rispose che per il momento non glielo poteva consentire. L’uomo dopo aver riflettuto chiese se più tardi gli sarebbe stato possibile.

«Può darsi, ma adesso no.» disse il guardiano

Poiché la porta di ingresso alla legge era aperta come sempre e il guardiano si scostava un po’, l’uomo si chinò per dare un’occhiata, dalla porta, all’interno. Il guardiano, vedendolo, si mise a ridere, poi dice:

«Se ti attira tanto, prova a entrare nonostante il mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei guardiani. All’ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me.»

L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lunga e sottile barba nera decide che gli conveniva attendere finché non avrebbe ottenuto il permesso.

Il guardiano gli diede uno sgabello e lo face sedere a lato della porta. Per giorni e anni rimase seduto lì. Diverse volte chiese di entrare, e stancò il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopose a brevi interrogatori, gli chiese della sua patria e di molte altre cose, ma furono domande fatte in maniera superficiale, alla maniera dei gran signori, e alla fine concluse sempre dicendogli che non poteva consentirgli l’ingresso. L’uomo, che si mise in viaggio ben equipaggiato, diede fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso avesse potuto essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accettò bensì ogni cosa, pero gli disse:

«Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa.»

Durante tutti quegli anni l’uomo osservò il guardiano quasi incessantemente; dimenticando che ve ne sono degli altri, quel primo gli apparve l’unico ostacolo al suo accesso alla legge. Imprecò alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchiò, si limitò a borbottare tra sè. Rimbambì, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, avesse individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, pregò anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambiasse idea.

Alla fine gli s’affievolì il lume degli occhi, e non sapeva se fosse perché tutto gli si faceva buio intorno, o se fossero i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avvertì un bagliore che scaturì inestinguibile dalla porta della legge. Non gli rimase più molto da vivere. Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrarono nel capo in una domanda che non aveva mai posto al guardiano; e gli face cenno, poiché la rigidità che vinceva il suo corpo non gli permetteva più di alzarsi. Il guardiano doveva abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si era modificata a svantaggio dell’uomo.

«Che cosa vuoi sapere ancora? Sei proprio insaziabile.» disse il guardiano

«Tutti si sforzano di arrivare alla legge, e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?» chiese l’uomo

Il guardiano si accorse che l’uomo era agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si stava spegnendo, gli urlò:

«Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»

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Wrote by Franz Kafka

Misure contro la violenza – Bertol Brecht

Ho deciso di aprire una nuova rubrica dove pensavo di scrivere tutti i racconti scritti da grandi scrittori del passato, che fin da quando li lessi in classe la prima volta, mi suscitarono domande e alcuni invece mi fecero prendere una posizione definitiva in alcuni argomenti.

Buona lettura 😉

Quando il Herr Keuner, l’intelletuale, in una sala, davanti a molte persone si pronunciò contro la violenza, notò che la gente indietreggiava e andava via. Si voltò e vide dietro di sé… la Violenza.

<<Che stavi dicendo?>> gli chiese la Violenza

<<Io parlavo a favore della violenza>> rispose il signor Keuner.

Quando il signor Keuner se ne fu andato i suoi alunni gli chiesero se avesse una spina dorsale. Il signor Keuner rispose:

<<Io non ho una spina dorsale da fracassare.  Io devo vivere più a lungo della Violenza.>>

Per spiegare questo racconta ai suoi alunni un’altra storia.

Nell’appartamento del signor Egge, che aveva imparato a dire no, entrò un giorno un agente nel tempo dell’illegalità (per chi non lo sapesse si intende il periodo durante il quale la Germania era sotto Hitler),  che gli mostrò un documento prodotto in nome di colui che dominava la città e nel quale si diceva che doveva appartenergli ogni abitazione in cui mettesse piede, e allo stesso modo doveva appartenergli ogni cibo che richiedesse e doveva essergli servito da ogni uomo che vedesse.

L’emissario si sedette su una sedia, mangiò, si lavò, si coricò e chiese con il viso rivolto verso la parete:

<<Mi servirai?>>

Così il signor Egge lo iniziò a servire coprendolo con una coperta, scacciando le mosche, lo veglia nel sonno e da quel giorno gli obbedì per sette anni. Ma qualsiasi cosa facesse per lui, ce n’era una che non aveva mai fatto ovvero parlare con lui. Quando i sette anni furono trascorsi, l’agente diventato grasso, brutto e cattivo e morì. Allora il signor Egge lo ricoprì con una coperta marcia, lo trascinò fuori dalla casa, lavò il giaciglio, imbiancò le pareti, diede un sospiro di sollievo e rispose:

<<No.>>

Brecht

Wrote by Bertol Brecht