Un viaggio in strada (…)

Il ragazzo ancora riusciva a credere di essere entrato a far parte di un gruppo di persone così incredibilmente tenaci e buone di cuore, a volte convinto di sognare si tirava uno schiaffo e cavolo se faceva male! Gli altri ovviamente davanti ad un comportamento simile non potevano far altro che ridere.

Mentre camminavano la ragazza curiosa come al solito, chiese ragazzo: “Secondo te, cosa vi sarà alla fine della strada?”

Il ragazzo tacque qualche istante e poi disse:” Sinceramente non saprei. Per quanto mi riguarda io potrei già essere arrivato e assieme a voi starei andando oltre, tutto questo perchè non avendo mai incontrato persone come voi prima, pensavo che fosse quello il “premio” alla fine della strada. Adesso però non saprei!”

<> pensò la ragazza sbalordita.

Il ragazzino:” E se fosse vero?”

“Avrei anche evitato di unirmi e sarei andato avanti da solo”rispose il vecchio, sempre più brontolone.

“Non ce l’avrebbe fatta, è solo grazie alla ragazza che ha inventato questo aggeggio dove è seduto adesso, che lei ora riesce ad andare avanti; altrimenti sarebbe ancora fermo là” disse la donna con un tono di rimprovero.

La ragazza invece tacque. Non sapeva come si sarebbe sentita in caso fossero state così le cose; cioè sì voleva bene a tutti, ma insomma non così tanto da far di loro un suo premio… tutta sta fatica per loro e non per lei? Le appariva inconcepibile come cosa.

Ad un certo punto, dopo un po’ di giorni di camminata, il ragazzino e il vecchio gridarono assieme: “C’è una luce là infondo! Guardate!”

“Che siamo già arrivati secondo voi?” chiede la ragazza.

E tutti gli altri in coro: “Sì!”

Così iniziarono ad accelerare il passo, mancava pochissimo, ancora qualche passo e…

NULLA

Davvero nulla. Non vi era un paesaggio, era tutto bianco, anche sotto i loro piedi.

“Ma è questa la fine della strada?” chiese il ragazzino in lacrime.

“Mi sa di sì” rispose il ragazzo.

“Bah che scherzo è mai questo, io me ne torno indietro, di certo preferisco passare il resto della mia esistenza da solo e in mezzo al verde piuttosto che con voi in mezzo al nulla.” rispose arrabbiato il vecchio.

“E io che credevo che collaborando la fine della strada sarebbe stata una cosa migliore, è stata tutta energia sprecata, mi dispiace, ma mene vado anch’io.” disse la ragazza amareggiata.

“Ma dove state andando? Non c’è niente qua attorno!” urlarono il ragazzo e la donna.

“Da qualche parte arriveremo sicuramente” disse la ragazza scomparendo.

Stranamente però, non scomparvero solo quelli che se ne andarono, ma anche i tre che rimasero vicini non furono più in grado di vedersi. Perchè questa cosa?

“Ehi dove siete? Ho paura!” disse il ragazzino piangendo disperato.

Non sentiva risposta, anzi non sentiva proprio nulla, eppure anche gli altri, a loro volta, stavano gridando disperatamente.

Loro si cercavano, non per amore, ma per quella sensazione di solitudine; per se stessi.

Loro credevano di volersi bene, ma in realtà volevano solo compagnia per non sentirsi abbandonati, dispersi, soli o persino per potersi rendere utili e quindi importanza. Nessuno in realtà amava.

Il vecchio e la ragazza, che stavano camminando assieme (la ragazza come al solito spingeva la carrozzina, ora, oltre a girare a vuoto senza riuscire a tornare a dove erano prima di entrare in quel luogo vuoto, non si vedevano più nemmeno loro.

In quel momento ognuno di loro iniziò a ripensare i bei momenti passati assieme; quelli in cui ridevano, dove assieme piangevano, dove alla felicità altrui diventavano felici anche loro. Capirono non era il finale la cosa più importante, ma il mentre e solo all’ora, pian piano riapparvero tutti, e non appena accadde tutti e cinque in lacrime corsero ad abbracciarsi e fu là che attorno a loro iniziò a crearsi il mondo secondo l’immagine mentale che ognuno di loro aveva di mondo perfetto. Inoltre più felici erano più quella parte di mondo che apparteneva al loro immaginario diveniva bella e viceversa.

Così il gruppo capì che alla fine non era un qualcosa di materiale il premio o la festa, ma l’amore tra di loro e non per se stessi. E da all’ora in poi vissero in mondo che cambiava a seconda del loro umore, ma che quando vi era amore, diveniva sempre più bello!

L’amore non è solo tuo, ma è nostro; deve essere di tutti per poter essere per tutti!

– Stella

Un viaggio in strada (dignità)

Il gruppetto alla fine scelse di partire il dì seguente e assieme camminarono per lungo tempo. Era un continuo confronto di idee e ricordi, ovviamente quelli più interessanti erano quelli del vecchietto che ne aveva viste di tutti i colori e non faceva altro che consigliare ai due giovani di evitare di cercare di percorrere la strada più semplice e breve perchè essa non esisteva. “Vedete ragazzi, fare una cosa come quella potrebbe essere benissimo paragonato allo scontrarsi addosso ad un muro credendo che vi sia una prateria… finirete solo col farvi male”

Il tutto secondo il vecchio era solo un tornare indietro ” perchè ragazzi una volta persi, bisogna orientarsi nuovamente per comprendere il cammino da compiere dopo, quindi quanto vale fare una cosa simile?”

La ragazza quando il vecchio narrava queste storie ne rimaneva incantata, lei aveva sempre visto di malocchio la staticità, il rimanere fermi in un punto per molto tempo; non avrebbe mai creduto che anche quel genere di esperienza avrebbe mai potuto insegnare qualcosa, ma si sbagliava.

Il ragazzino invece ne era affascinato seppur ad essere sinceri ne capiva ben poco. Gli era difficile immaginare qualcosa di mai visto.

Dopo tanto tempo che continuavano a camminare, alla ragazza venne un dubbio e ad un tratto si fermò.

“Ma voi, seriamente credete che abbia senso percorrere questa strada? E se in realtà non avesse una fine? Un perché? Il tutto sarebbe inutile. Io non penso che proseguirò, andate pure avanti voi. Io mi fermo qua. Non uno scopo per continuare questa camminata infinita.”

Il vecchio le risponde: “Comprendo come ti senti, anche io dopo anni che sono rimasto fermo e ancora adesso che pur andando avanti non sono ancora riuscito ad arrivare alla meta, mi sento esattamente come te; ma a differenza tua, io con la tua comprensione ho capito che ha ancora senso sperare. Perchè non sperare significherebbe smettere di esistere, e fidati non è una bella sensazione.”

“Beh preferisco smettere di esistere piuttosto che girare a vuoto ancora per molto, almeno smettendo esistere darebbe un senso alla mia esistenza. Sono esistita per poter smettere di esistere un giorno! E’ molto più difficile esistere con l’incertezza che si sta realmente esistendo. In fondo se ci pensate, l’unica cosa che può dimostrare la nostra esistenza è il raggiungimento di uno scopo, una meta, ma adesso vi chiedo: dov’è sta meta? E da anni ormai che camminiamo e ancora non siamo arrivati, come posso io essere sicura di esistere in queste condizioni? ”

Il ragazzino un po’ ingenuamente, ma con l’intento di poter contribuire anche lui dando delle motivazioni in più per far cambiare idea alla ragazza le disse: “Il perdono forse! Se tu fossi in grado di perdonare, il tempo, l’esistenza per essere stata tale, forse riusciresti ad accettare maggiormente tutto questo e poi ci siamo noi!”

La ragazza con un tono di saccenza disse: “Ormai sono passati degli anni e tu non sei più un bambino, te la puoi cavare anche da solo; detto ciò io mi fermo, tanto non ha senso proseguire. Addio”

La ragazza si staccò dal gruppo mentre nel frattempo gli altri proseguirono piano piano dato che in verità il ragazzino non era poi così grande come disse lei e il vecchio doveva essere seguito e spinto.

Lei intento si mise sotto un albero che faceva un po’ d’ombra in quel deserto che affiancava la strada e mentre era là, ad un certo punto apparve una signora di 40 anni circa. Le chiese: “Ehi tu, che ci fai qua?” Pensavo che questa strada la si dovesse percorrere in solitudine.”

La ragazza alzò lo sguardo e con gli occhi un po’ socchiusi a causa del sole, vide la donna e per risponderle le spiegò la sua teoria sugli incontri seppur (con quell’incontro e quel ragazzino) forse andava un po’ rivista.

“Ah capisco, ma scusi ma perchè lei è qua ferma? Dove sono gli altri del suo gruppo?”

“Ah loro? Beh sono andati avanti da soli. Io non ci trovo più una ragione per dover proseguire. Mi snerva girare a vuoto e non arrivare al dunque, vorrei davvero molto che esistesse una scorciatoia così da abbreviare il cammino!”

“Oh ma signorina certo che esiste la scorciatoia, o comunque un modo per evitare di camminare in continuazione. Le basterà pregare Destino!”

“Pregare? E in cosa consiste?”

“Beh lei si inginocchia e si inchina qua. Nel frattempo però dovrà elogiare Destino per quello che le ha offerto mandandola qua e per chi è lei ed nel mentre inserisca all’interno degli elogi quello che lei in realtà desidera; magari lo faccia umiliandosi e incolpandosi chiedendo a Destino perdono, a lui piacciono le vittime.”

La ragazza sentendo quelle parole si sbalordì di quanto fosse meschino quel gesto tanto che decise di non metterlo in atto, ma solamente di ringraziare Destino dei suoi amici. Alla signora invece rispose: “Scommetto che lei l’ha anche usata varie volte questa tattica, ma le dico che io ho una dignità e non mi prostrerò a nessuno perchè seppur Destino sia mio padre, io ho la sua stessa importanza e non ho nulla di cui essere perdonata, anzi, io almeno a differenza sua, sto provando a portare a termine la mia missione con le mie sole forze.”

“Caspita, quanta forza interiore che possiede signorina. Io non ne ho mai avuta, ma come ha fatto?”

“Grazie ai miei amici! Quando si è soli, ci si può sentire persi a volte, ma con degli amici, si può affrontare tutto con più energia e potenza. L’unione fa la forza e se vuole sentirsi viva, sentire l’esistenza della sua anima, non dovrebbe affrontare questo cammino da sola.”

“Signorina lei per quanto giovane possa essere è molto saggia e sinceramente mi sentirei inadeguata se lei mi dasse il permesso di unirmi al gruppo; io a differenza vostra, la dignità l’ho ormai persa troppe volte”

“Dipende cosa lei intende con dignità. Per quanto mi riguarda, anch’io sono arrivata a perdere la mia oggi facendo quel ragionamento ipocrita e di svogliatezza, quindi anche lei è la benvenuta”

“La ringrazio signorina, la sua bontà è non può essere quantificabile. Grazie”

Lo scorrere del tempo può unire nuovamente ogni catena sganciata e staccare ogni catena ancora agganciata, permettendo così di farsi una nuova vita.

– Stella

Un viaggio in strada (perdono)

La ragazza era davvero felice che finalmente non era più totalmente sola. Adesso dopo molto tempo poteva parlare e confrontare le sue idee con qualcuno.

Forse davvero qualcuno come il vecchio, avrebbe potuto organizzargli una festa immensa alla fine, ma come avrebbe potuto fare se era sempre con lei?

Così lungo il cammino gli chiese: “Signore, ma lei cosa crede vi sarà alla fine della strada?” Il signore rifletté qualche minuto. Poi le rispose: “Secondo me ci saranno tutti quelli che in gran velocità hanno percorso la strada nella speranza di incontrare o ricevere questa cosa così importante tanto da aver dovuto nascere e percorrere la strada per poterla avere, ma che alla fine si sono ritrovati tutti a mani vuote.”

“Mamma mia, dovrebbe essere un po’ più speranzoso signore!”

“Ma lo sono dandole fiducia. Come potrei essere certo che lei non mi abbandonerà ad un certo punto? La mia speranza al momento sta nell’arrivare alla fine solo per esserci arrivato.”

La ragazza tacque.

Ad un certo punto arrivarono, dopo molto tempo, arrivarono ad un’oasi; sicuramente là nelle vicinanze ci sarà sarà stato un fiume! Così dopo averlo trovato, si fermarono per lavarsi un po’. La ragazza fece scendere il vecchio dalla sedia e lo accompagnò fino alle rive del fiume e nel frattempo lui si lavava, lei cercava una scorciatoia tra la boscaglia, ma non ve ne era nessuna.

Però ciò non impedì alla ragazza di domandarsi come fosse possibile che più di una persona potesse percorrere la stessa strada; le parve strano all’inizio, ma poi si rassicurò pensando che la sua era solo una eccezione dato che alla fin fine venne incontro ad una sola persona. La strada sarebbe stata libera se il vecchio non si fosse inciampato da giovane. Cavolo però, potersi imbattersi in un evento così raro che le permise un confronto con qualcuno era un vero privilegio secondo lei.

Tuttavia mentre lei fantasticava sui perché di certi eventi, un ragazzino, un po’ spettinato, ma molto sveglio, le stava rubando la sedia.

“Ehi tu! Che fai? Lasciamela la sedia, mi serve per un vecchio che non riesce a camminare! Dai non essere così egoista”

Il ragazzino intanto correva ridendo. “Scordatela, grazie a questa sedia sarò io il primo ad arrivare alla fine della strada e vincerò questa gara!”

La ragazza: “Ma di quale gara stai parlando? Guarda che non esiste nessuna gara!!! Fermati per favore!”

Il ragazzino quando udì quelle parole rallentò di parecchio la sua corsa abbordo della sedia. “Come non esiste?”

“Non esiste e basta! Ma com’è che anche tu sei qua, pensavo che le strade si percorressero in solitario, ognuno per conto suo con la sua strada e che a meno che non ci si fosse fermati per lungo tempo, non si avrebbe mai avuto modo di incontrare qualcuno. Quindi spiegami, cosa ci fai tu qua?” chiese la ragazza

Il ragazzino rispose:” La stessa che cosa che stai facendo tu, sto provando ad arrivare alla fine della strada e dato che non sei la prima che ho visto camminare per raggiungere la fine della strada, Io sto correndo per raggiungere per primo il traguardo!”

“Aspetta” disse la ragazza “ma se tu sei uno come me, dovresti ricordarti quello che aveva detto Destino prima di farti nascere, siamo qua per percorrere la strada che ci è stata assegnata allo scopo di raggiungere la fine e ricevere un qualcosa di importante, ma tutto questo non ha nulla a che fare con una gara.”

“Oh” disse deluso il ragazzino e dopo averle restituito la sedia, si stava avviando nuovamente da solo  alla strada, quando la ragazza disse: ” Se vuoi puoi continuare assieme a noi!”

“Voi chi?” chiese il ragazzino

“Io e il vecchietto nel fiume, era per lui la sedia e poi conosci il detto chi va piano va sano e va lontano no?” esclamò la ragazza

“D’accordo verrò con voi, spero solo che mi perdonerai per aver tentato di rubare la sedia?” speranzoso chiese il ragazzino

“Ma certo che ti perdono, però forse è meglio che ti scusi con il vecchio non appena esce.” lo esortò la ragazza.

“Va bene” rispose il ragazzino.

Non appena il vecchio terminò il suo bagno e si rivestì, la ragazza lo andò a prendere e lo fece nuovamente sedere nella sua sedia.

Il ragazzino gli raccontò con molta vergogna, imbarazzo e timore l’accaduto e il vecchio iniziò a ridere come non mai.

“Hahahaha ma certo che ti perdono! Sembri me quando avevo la tua età: pieno di energia e curiosità di scoprire cosa riserverà per ognuno di noi la fine di questa lunga strada. Sai ragazzino, sono felice comunque che tu non sia partito con la sedia, avresti commesso un grave errore, come quello che commisi io. Ad ogni modo, benvenuto”

Il ragazzino ne fu molto riconoscente lo guardò con le lacrime agli occhi, non aveva mai provato l’emozione del perdono.

Solo col perdono si possono correggere gli errori commessi in passato e proseguire.

– Stella

 

Un viaggio per strada (comprensione)

C’era una volta una ragazza, che dal nulla si trovò al centro di una strada desolata ma infinita, di lato eccetto qualche albero qua e la, non vi era nessun’altra forma di vita. La fine era proprio impossibile da vedere. Eppure l’unica cosa che sapeva era che doveva percorrerla fino alla fine.

“Ma qual è il senso di tutto questo?” si chiedeva lei. “Sicuramente ci sarà qualcosa di importante o speciale alla fine, qualcosa di tutto mio!”

Così iniziò il suo percorso e vi erano giorni in cui a volte si immaginava che all’arrivo vi fosse una mega festa, altre che vi era un qualche oggetto costosissimo che  sarebbe divenuto tutto suo per il semplice fatto che era riuscita a terminare il percorso. Poi vi erano altri giorni che pensava che forse alla fine non vi fosse nulla perchè lei è nata in quella strada e non ha mai visto tutti quegli oggetti come dispositivi tecnologici o automobili, quindi sicuramente non era il premio; e poi come vi sarebbe mai potuta essere una mega festa? Chi avrebbe mai potuto organizzargliela se lei non conosceva nessuno?

Un dì però, durante la sua passeggiata, incontrò al ciglio della strada un vecchietto zoppo che a stento riusciva a reggersi in piedi e a camminare. La ragazza gli si avvicinò e gli chiese: “Cos’è successo alla sue gambe?” “Come mai è ancora all’inizio della strada?”

Lui le raccontò la sua storia. “All’epoca quando tutto avvenne io ero ancora giovane e scaltro. Sapevo di possedere una forza immensa nelle mie gambe, sapevo con certezza che per noi risultava difficile stancarsi; infatti riuscì a camminare dall’inizio  fino a qualche metro da qua per 5 giorni senza mai dormire o fermarmi. Così, impaziente di vedere cosa vi era alla fine, scelsi di correre ed inciampai rompendomi il ginocchio ; da allora non riuscì più a camminare. Chiesi aiuto ad altri giovani che passarono per questa strada, ma nessuno si degnò di aiutarmi; tanto che alla fine scelsi di proseguire strisciando e poi con l’ausilio di un bastone.”

La ragazza ascoltò la storia con molta attenzione e mentalmente si chiedeva come potevano mai essere così egoiste certe persone. Alla fine prese una decisione. “Stia tranquillo signore, adesso ci sono io qua vicino. In un modo o in un altro arriveremo assieme alla fine della strada!”

Il vecchio le disse: “Ma signorina questa è la sua occasione di percorrere la strada, la mia ormai  è andata; ho fatto una stupidaggine imperdonabile ed è giusto che ora ne paghi le conseguenze.”

La ragazza però sapeva che era dovere e diritto di tutti poter arrivare alla fine della strada. Non poteva lasciare il vecchio indietro, tanto che gli disse: “Signore, lei ha commesso uno sbaglio all’inizio e la comprendo, era giovane ed inesperto, ma ciò non la può condannare per sempre, anche lei, come ognuno di noi, ha il diritto di arrivare alla fine e poter incontrare la felicità e la serenità che tanto ha bramato.”

Il vecchio: ” Scusi ma come pensa di portarmi, guardi che peso?” “Non si preoccupi, in qualche modo ce la faremo” E con un dolce sorriso, un po’ innocente, si mise a raccogliere degli arbusti, della legna e delle foglie. Ci volle un po’ di più tempo rispetto a quanto si aspettasse, ma alla fine riuscì ad ingegnarsi e costruì una sorta di sedia a rotelle forse più simile alla carriola. Lei ovviamente non sapeva nemmeno come si chiamasse quel coso; dopotutto non aveva mai visto né una sedia, né una carriola.

Il  vecchio una volta salito, si sentì davvero molto comodo e così assieme alla ragazza, potè finalmente proseguire, dopo tanto tempo, il cammino.

A volte la speranza ha bisogno di comprensione per poter risorgere. 

– Stella

 

Perchè ridi?

QUALCUNO: “Hey, perchè ridi?”

COSCIENZA: “Così

QUALCUNO: “Come? Veramente, non riesco a capire come mai a volte parti a ridere così, senza senso; senza un motivo logico!” 

COSCIENZA: “Perchè probabilmente quel giorno ho pianto; come stamattina”

QUALCUNO: “Piangere non serve a nulla”

COSCIENZA: “Invece sì!”

QUALCUNO: “Ti rendi solo ridicolo ed infantile, soprattutto se lo fai spesso e a volte davanti a qualcuno”

COSCIENZA: “Scusa ma lo conosco quel qualcuno? E lui conosce me? Sa il perchè di quel pianto? Sa quanto pesa un’emozione per me? Sa che le emozioni hanno peso diverso da persona a persona? “

QUALCUNO: “No! “(certo che sta qua è pazza)

COSCIENZA: “Quanta probabilità ho di incontrare nuovamente quella persona o solo di scambiarci qualche parola?”

QUALCUNO: “Nessuna o comunque pochissima”

COSCIENZA: “E allora cosa me ne importa di quale impressione possa provocare in lui il mio pianto, se quel pianto per me è liberatorio? “

QUALCUNO: “Quando piangi fai la vittima”

COSCIENZA: “Quando piango sono me stessa e questo mi basta. Piango perchè in quel momento, per quelle parole o per quella situazione mi viene da piangere, ma poi rido! “

QUALCUNO: “Ecco ancora più infantile ti dimostri!”

COSCIENZA: “E tu invece trattenendo tutto ed esprimento il tuo disagio tramite la rabbia, l’alcol o il fumo sei meglio di me? Io dopo quando sono felice, riesco sempre, in qualche modo a risolvere i miei problemi perchè sono in pace con me stessa tu?”

QUALCUNO: “Ehm… mmm… Ma cosa centra! Tu comunque ti fai sempre la figuraccia davanti alla gente quando cadi in lacrime, io no! “

COSCIENZA: “La forza sta in questo, nel cadere per poi rialzarti da solo, non importa se qualcuno ti vede, il mondo è vasto e tu sei un puntino e così come te, il mondo è pieno di persone; vi sarà chi avrà la sfortuna di vedermi purtroppo piangere e chi invece avrà l’opportunità di sentirmi ridere e vivere assieme a me un momento di pace e di felicità.”

QUALCUNO: “Certo che tu sei strana forte! Con tutti i problemi che hai, tu ridi che sembri goderti la giornata, quando in realtà è una m***a…”

COSCIENZA: “Te lo spiego molto semplicemente; se tu pensi nero, intorno a te tutto sarà nero, ma se tu pensi ai colori, a qualcosa che renderebbe felice, lo diventi, quella cosa arriva. Che senso ha rimanere statici sul dolore quando hai già compreso quello che voleva insegnarti? A volte il vedere tutto nero è semplicemente un segno di codardia nel voler capire e leggere il significato nel dolore; attraversarlo tutto a testa alta e alla fine sorridere.”

QUALCUNO: “Sì va beh… ora devo andare!”

COSCIENZA: “Ciao”

QUALCUNO: “Scusa ma come ti chiami?”

COSCIENZA: “Se ci sarà una seconda occasione te lo dirò, per ora rimaniamo qualcuno per entrambi okay?”

– Stella

La bandiera del Regno Unito

Potrei iniziare questo articolo raccontandovi la bella storia della bandiera del Regno Unito; ma non ho intenzione di farlo.
Per chi avesse letto le mie info saprà ormai bene del mio amore per l’Inghilterra, le caratteristiche che connotano le persone ect. Ammetto che io mi sento anche un po’ inglese, chi mi ha sentita parlare in inglese, ha ammesso che non si sente che in realtà sono italiana, anzi; ho un bell’accento marcato inglese.
Tornando comunque al discorso iniziale, non so se voi ci avete mai fatto caso, ma la bandiera inglese è un asterisco avvolto dal blu.
L’asterisco in grammatica viene usato quando si devono spiegare delle eccezioni importanti, o qualcosa che non essendo molto discusso, deve essere definito altrimenti non si capisce il resto della frase, del paragrafo o l’intero libro. L’asterisco è inoltre usato per scrivere, quando in realtà la lettera sembra ormai essere terminata, una parola o una frase che ci eravamo dimenticati di scrivere durante la stesura della lettera; quindi possiamo riprendere da dove ci sembra mancare la parola e la riportiamo sotto. Si può ben dire allora che l’asterisco abbia un potere supremo. Esso può anche far moltiplicare i numeri o nascondere un qualcosa che non deve esser letto.
Se consideriamo il carattere tipico e spesso stereotipato di un inglese, noteremo che forse questo concetto di asterisco si addice parecchio al loro carattere spesso riservato, meticoloso, ma al contempo disordinato e diligente quando deve. Insomma sono persone che nel loro disordine riescono sempre a trovare un modo per portare a termine in tempo il loro lavoro. Un po’ come me, apparentemente riservata se la persona non la conosco ancora bene o non mi dice nulla di buono, in seguito però molto casinista e creativa, ma alla fine in un modo o in un altro, porto a termine il compito che mi è stato affidato.
Ma perchè tutto questo discorso sulla bandiera inglese e gli asterischi? Semplicemente perchè questo asterisco in mezzo al blu, sembra rappresentare il Regno Unito e la sua gente e sembra al contempo significare che vi è sempre una soluzione, un modo per affrontare una situazione per quanto complessa e dolorosa possa essere e questo perchè noi siamo asterischi e se vogliamo che qualcosa smetta, dovremo farci forza e, se non l’abbiamo fatto prima, sbucare fuori dalla tana e ringhiare come non abbiamo mai fatto prima, come nessuno mai si aspetterebbe; nel modo più creativo che conosciamo. Noi siamo asterischi e solo asterischi perchè attorno a noi abbiamo l’oceano e se esistesse solo l’asterisco tutti noi saremo vincolati ad esso, altrimenti non potremo esistere. Per questo serve; noi, anche in mezzo al caos dovremo riuscire, nel modo più creativo o strano possibile,  svincolarci da ciò che ci attanaglia.
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– Stella

La ragazza perfetta

Una ragazza cosí giovane da aver provato l’amore per la prima volta, era seduta su una panchina ad osservare l’ultimo tramonto prima dell’autunno. Aveva dei colori cosí forti e luminosi che era in grado di rapirle lo sguardo e per alcuni minuti rimase là ferma a contemplarlo.

All’interno di quei suoi occhi vi era il dolore. Il dolore del primo amore ma provato all’ennesima potenza; così lei provava le emozioni, in maniera esagerata.

Questa ragazza però non era un essere umano, ma esisteva perchè creata da una persona che la desiderava ardentemente. Questo ragazzo dopo mille rifiuti, decidete di costruirsi da se una ragazza. Quella perfetta, quella che sarebbe rimasta muta, quella che l’avrebbe sempre appoggiato, quella con cui avrebbe potuto fare tutto. La ragazza era fatta di legos, piccoli tasselli di plastica morbida ed era stranamente anche molto bella e affascinante. Il ragazzo abusava di lei, la picchiava e spesso la ricattava dicendole che se non faceva quello che voleva lui l’avrebbe distrutta e smontata. Lei gli obbediva, seppur che come condizioni sarebbe stata molto più degna la morte. Vero non era un umano, ma oltre ogni aspettativa lei aveva sentimenti, emozioni e pensava.

Un giorno il ragazzo seccato della sua presenza scelse di smontarla mentre lei dormiva! Lei se ne accorse e gli tirò un calcio tra le gambe e fuggi. Passò la notte fuori nelle fondamenta di una casa ancora in costruzione e il mattino dopo si alzò e continuò a camminare nel tentativo di fuggire da quella città. Era sfinita e siccome anche scalza, i suoi piedi si stavano consumando così si sedette in una panchina di un parco stupendo e pieno di animali e là contemplando il tramonto si chiedeva come poteva essere nata per il dolore e solo per quello.

Il sole calò e con lui anche la sua esistenza.

Il mattino dopo la panchina era vuota.

– Stella