Probabilmente questo testo non avrà senso. Forse sarà costituito solo da un susseguirsi di domande senza alcuna risposta. 

Viviamo ogni giorno costantemente circondati dalla cattiveria che possa essere essa sotto forma di odio, amarezza, giudizi, ignoranza, menzogna o freddezza. Almeno la maggior parte delle volte è così, dato che l’uomo di suo necessità di situazioni spiacevoli per poter entrare in una crisi e, una volta superata, salire di livello nella sua autoconsapevolezza di se stesso. Bene, seppur sapendo quanto il dolore sia necessario per la crescita mentale di un individuo, comunque non riesco ad accettare tutto questo. Ogni giorno per contrastare questa realtà, mi sento sempre più lontana da me stessa. Anche quando non sta effettivamente avvenendo un litigio o una discussione animata, mi sento sempre così. Come se non reagissi nel modo in cui vorrei. Vorrei poter prendere in mano la situazione e ribaltarla a mia favore così da poter partecipare anch’io alla conversazione… ma non ci riesco o meglio, come se non ne avessi le forze, rimango muta fino a che qualcuno non se ne accorge che esisto anch’io in quel momento. Tutto ciò ovviamente da un risultato che non era esattamente quello che volevo trasmettere ovvero: i sensi di colpa verso chi stava parlando tra di loro; quando in realtà il risultato che volevo era semplicemente dimostrare che la convivenza e una pacifica e allegra conversazione può esistere anche tra persone che non la vedono allo stesso modo. Ma nulla non riesco a ribaltare la cosa a questo modo e quindi da tutto ciò ne conseguono i comportamenti futuri che quella persona attuerà nei miei confronti dopo. Mi devasta non sapere di non riuscire a gestire una situazione perchè troppo grande per me. 

Ammetto che mi sto autocondannando per reati di cui non sono pienamente io la colpevole, ma per poter veramente crescere i primi che bisogna guardare per perfezionare è se stessi ed è per questo che ora io mi giudico. Eppure mi ritrovo una marea che anche loro partecipano a tutto questo, ma non giudicando se stessi, ma giudicando sempre me e io questo non l’ho chiesto. Altri esempi potrebbero essere quando qualcuno fa ipotesi sempre su di te senza sapere la verità o magari dubita persino delle tue ragioni e per questo può arrivare anche a punirti. Il problema è che spesso tutte le accuse e i giudizi non nascono tanto dall’individuo giudicato o accusato, ma da chi sta parlando senza sapere o credere. In casi come questi io provo a ringhiare tentando di dare ragioni per quel che ho fatto, tentando di salvarmi da sola. Ma nulla. Loro non sentono e non comprendono, ma continuano incessantemente a portare avanti i loro pensieri negativi, privi di sorrisi e felicità. Non sono in grado di capire che la felice non te la da nessuno, ma la si crea da soli. Tutto parte da dentro, certo però è che se continuano con questi comportamenti non possono aspettarsi nulla di buono, no? 

Voi cosa ne pensate?

-Stella

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2 risposte a ""

  1. Oltre al carattere di ognuno molto incidono anche le condizioni sociali che ci viviamo: stiamo subendo un periodo di crisi sociale, economica, culturale, materiale… e la gente sta male, male dentro. È difficile trovare persone soddisfatte, ancora meno felici! Quindi se la “coscienza collettiva” che plasma la società è come una nube nera, che penetra gli animi e li appesantisce, noi che cosa possiamo fare? Avere pazienza con le persone, con sé stessi, con la vita in generale, questa è la missione impossibile. Non ti scoraggiare che quando la nube si sarà diradata tutti torneremo a vedere meglio ciò che è più importante

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    1. Certo! Concordo pienamente con te. Purtroppo ora come ora vi è lassismo ovunque e una paura sempre più forte della solitudine e di perdersi o la mancanza di ideali. Va beh che di per se il dolore è una cosa positiva; l’ho studiato nell’ultimo esame che ho dato di psicologia. In buona sostanza più una persona vive crisi, più è probabile che diventi saggia, dato che la crisi porta ad una sorta di upgrade della nostra percezione del mondo. Tutto questo per dire che appunto la gente si aspetta che la felicità provenga dall’esterno, quando in realtà sta dentro di noi. Solo noi, accettando sia ciò che amiamo di noi, sia ciò che odiamo, possiamo essere felici. Nel senso che io ho vissuto queste esperienze negative e queste esperienze positive e le accetto entrambe, e io ho queste caratteristiche che mi piacciono e queste che detesto e vorrei cambiare, ma prima che avvenga il cambiamento le accetto entrambe per io sono tutte e due. Non devo nascondere ciò che odio o mortificarmi, ma solo cambiare e nel frattempo accettare. Accettare anche il nostro corpo e i nostri limiti. A quel punto saremo felici e in pace con noi stessi.
      Grazie per la risposta 🙂

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