Il destino

Cari lettori,

Da qualche giorno mi sono riappacificata come Buddha, alla mia Musa ispiratrice e quindi sarà molto probabile che riprenderò a pubblicare molto più assiduamente di prima e sicuramente anche cose molto più interessanti. 🙂

Io credo nel destino, credo nei strani legami tra persone; quei strani legami che portano due persone anche molto lontane a riconciliarsi sempre a prescindere da ciò che era avvenuto.

Quei legami diventati sempre più forti grazie a molte strane coincidenze avvenute senza logica. Logica! Ma che cos’è la logica per il destino. Per lui non dovremmo nemmeno cercare un senso alla  vita, perchè non lo troveremo mai.

Eppure le loro strade si incrociavano sempre, a prescindere che davanti a loro vi sia un muro o un bivio. Alla fine le loro strade si ritrovano. Meglio non sapere il motivo, meglio attendere e vivere felici. Forse lo scopo del legame è solamente la felicità di vivere e condividere parole che solo quelle due persone possono capire.

Voi cosa ne pensate del destino e delle coincidenze? Commentate subito! 😉

Risultati immagini per strade che si uniscono– Stella

Commento: Il labirinto del silenzio

Ciao a tutti!

qua ci tenevo a commentare più che il film stesso, il tema che hanno scelto di trattare e il motivo per cui io trasmetterei un film come questo durante il giorno della memoria, piuttosto che gli altri su Auschwitz che fanno risultare tutti i tedeschi dei veri e propri assassini.

Premetto che avendo appena terminato un liceo linguistico in cui avevo studiato tedesco, dovrebbe piacermi sia la lingua, che la letteratura, la cultura e il popolo no? Invece non è così, a me la lingua non mi è mai piaciuta a causa della sua complessità, ma per quanto riguarda tutto il resto sì, mi è piaciuto moltissimo e sinceramente grazie allo studio ho scoperto molte cose.

Per anni pure io sono stata spesso plagiata dai film sui campi di concentramento e ho creduto che i tedeschi fossero solo degli assassini, ma poi con lo studio della letteratura e della storia ho cambiato idea.

Vi è un libro in particolare che mi ha cambiata completamente ovvero: Die Weisse Rose cioè La rosa Bianca della Black Cat, il quale racconta del gruppo dell Rosa Bianca che è  realmente esistito durante il nazismo, in cui dei giovani universitari di poco più di vent’anni si opponevano al nazionalsocialismo in modo non violento. Il risultato fu il loro arresto e la loro decapitazione. Come poteva la gente opporsi?

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La gente questo non lo sa! Se nel film si insisteva affinché la gente sapesse dell’Olocausto, ora si dovrebbe insistere affinché la gente sappia che in realtà le persone erano obbligate a obbedire e a votare il nazionalsocialismo, non erano tutti a favore del Nazismo.

Anche un famoso scrittore come Bertol Brecht si oppose fermamente al Nazismo, però scelse di andare in esilio in America. Egli scrisse una breve storiella a riguardo della condizione dei tedeschi in Germania:

Quando il signor Keuner, uomo di pensiero, affermò in una sala davanti a un folto pubblico di essere contrario alla violenza, notò che le persone davanti a lui pian piano si ritiravano e se ne andavano. Si guardò attorno e vide dietro di sé immobile… la Violenza. «Cosa stavi dicendo?» gli domandò la Violenza. «Dicevo di essere favorevole alla violenza», rispose il signor Keuner.Conclusa la conferenza, i suoi allievi gli chiesero perché s´era dimostrato senza vigore. E il signor Keuner rispose: «Il mio vigore non serve ad annientare gli altri. E poi, sono io che devo sopravvivere alla Violenza».
E raccontò questa storia:
Nella casa del signor Egge, che aveva imparato a dire di no, giunse un giorno nell´epoca dell´illegalità un agente. Costui mostrò un documento rilasciato per conto degli occupanti della città, sul quale c´era scritto che ogni abitazione in cui lui metteva piede sarebbe diventata sua; allo stesso modo diventava suo anche il mangiare di cui aveva bisogno e ogni uomo che lo incontrava doveva servirlo.L´agente si accomodò su una sedia, chiese da mangiare, si lavò, si mise a letto e domandò all´ospite prima di addormentarsi, senza guardarlo negli occhi: «Vuoi servirmi?» Il signor Egge lo coprì con una coperta, cacciò le mosche, vegliò sul suo sonno e come quel giorno ubbidì all´estraneo per sette anni. Ma pur prodigandosi, una cosa si guardò bene dal fare, e cioè rispondere a quella prima domanda. Passati i sette anni l´agente, diventato grasso dal troppo mangiare, dal troppo dormire e comandare, morì.Il signor Egge lo avvolse nel lenzuolo consunto, lo trascinò fuori casa, lavò la stanza, tinteggiò le pareti, prese un bel respiro e rispose: «No».

Esisterono molti altri tedeschi come cittadini, intellettuali, pensatori, studenti, filosofi, scrittori, avvocati etc. che combatterono contro il Nazismo, ma che alla fine vennero trucidati. Pochi sanno di tutto questo, dei sensi di colpa che i tedeschi provarono nel dover uccidere la gente senza il loro vero consenso. A volte come disse Bertol Brecht, è meglio andarsene da un paese che si sa che dovrà crollare e tornare solo quando tutto sarà finito per costruire un nuovo paese e rimettere in sesto la città.

Questo film a mio parere è stupendo proprio perché vi è un connubio di cose che ci saranno sempre dentro ad una persona tedesca ovvero: il senso di colpa, l’innocenza di ciò che è accaduto e gli stereotipi che le verranno per sempre affibbiati.

– Stella

Recensione: Il labirinto del silenzio

Il labirinto del silenzio è un film uscito nelle sale cinema nel 2014 e diretto dal regista Giulio Ricciarelli. 

Il film è ambientato in Germania nel primo dopoguerra, nella quale la gente, sia per vergogna, sia per pudore (dipende da quale partito appartenevi durante il nazismo) preferivano tenere nascosta tutta la verità alle nuove generazioni e molti nazisti che lavorarono come SS erano ancora liberi.

Il protagonista è Johann Radmann, un giovane avvocato della fresca Repubblica Federale Tedesca, che all’inizio del film trova dei documenti riguardanti il caso Schluz tramite un giornalista. Schluz era un ex soldato delle SS che, seppur a tutti coloro che avevano fatto parte di quel settore li era stata vietata la presenza nell’amministrazione dello stato, lui era comunque un insegnante di scuola elementare, 

Johann è un ragazzo molto giovane e che come tutti i giovani non conosceva assolutamente nulla dell’Olocausto, però date le innumerevoli morti causate da quelle persone che erano ancora in circolazione, egli volle comunque portare giustizia verso i sopravvissuti, gli innocenti e i morti stessi e arrestare tutti i soldati dell’SS. 

Il problema era proprio la mancanza di conoscenza della verità che ad un certo punto della storia portò l’avvocato in una grande confusione e questo perchè egli non sapeva che in realtà gran parte della Germania fu obbligata a votare il partito nazionalsocialista e a eseguire i comandi richiesti da Hitler. Una volta scoperto tutto scelse di dimettersi dal caso Schulz. Erano tutti degli assassini! Come disse lui ad un certo punto del film: “Questo è un popolo di criminali e tutti fanno finta di niente. Tutti questi colori! Noi dovremmo indossare il nero per l’eternità.” 

Poi, dopo aver fatto chiarezza con sé stesso, ritornò sui suoi passi e arrestò tutti i criminali nella Germania Ovest. 

Questo film a mio giudizio è stupendo: le riprese sono eccellenti e alcuni personaggi formidabili, per quando il soundtrack, cosa che io reputo essenziale in un film, lascia un po’ a desiderare: ma per il resto è tutto fatto bene e con cura. 

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– Stella