Il tempo

“Amico mio, il tempo, ad un certo punto metterà ognuno al proprio posto. Ogni regina sul suo trono e ogni pagliaccio nel suo circo!”

Significa che ad un certo punto tutti i tasselli si incastreranno dove devono stare e non più dove possono stare. Quando ti senti privato di una cosa tua legittima perchè qualcuno se ne approfitta o te l’ha in qualche modo rubata, oppure ti senti preso in giro o non preso sul serio, allora dovrai tenerti a mente questo detto.  Non tutti ci troviamo dove dobbiamo realmente essere, a volte quel posto spetta a qualcun’altro.

2497d87aa9edb380cfdc36ac1f4e6498                Manga Art by Roka (aka Iya-Chen). http://iya-chen.deviantart.com/

– Stella

L’attesa insensata

Ti ho aspettato e a lungo andare ho compreso che non ha mai avuto senso aspettarti perchè tu non hai avuto intenzione di tornare. La speranza, lecita, era solo mia. 

Ma nulla.

Minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni passano, ma la situazione non si smuove.

Credevo di averti preso un tempo e la mia felicità era alle stelle, ma poi sono tornata sola perchè di nuovo avevi iniziato a tornare a casa sempre piú tardi.

 E io adesso sono stanca e dico basta!

Basta con le parole dolci solo per dimostrare la tua presenza, basta con regalini insensati per dimostrare il tuo amore. 

A me non interessano le parole o gli oggetti, a me interessi tu; e dato che non lo riesci a capire io smetto di insistere e l’unica cosa che chiedo è la solitudine seppur mi spaventi. 

Il numero perfetto sarebbe tre, ma noi siamo stati in quattro e ora solo in uno. Lasciatemi sola!


– Stella

La forza

“Non è del tutto vero che una persona forte è una persona che non ha mai sofferto o non si è mai sentita debole. In realtà è colei che pur avendo toccato il fondo, da sola è stato in grado di rialzarsi a testa alta. Spesso questa persona è la donna, l’unica capace di iniziare da capo all’infinito se deve e se serve a se stessa.”

– Stella

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Indignazione – Commento personale

” Ciò che realmente innalza l’indignazione di qualcuno verso la sofferenza non è la sofferenza di per se, ma l’insensatezza di soffrire.”

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In questo articolo voglio commentare il libro Indignazione di Philip Roth recensito nell’articolo precedente.

Io in questo libro mi sono ritrovata moltissimo, soprattutto per la grande somiglianza tra il mio modo di pensare e quello del protagonista.

Non credo che ormai ci si possa fidare realmente di qualcuno e questo perchè la morale e la coscienza delle persone è, al giorno d’oggi, totalmente cambiata. Va bene essere completamente nudi (basti guardare le pubblicità), fare sesso senza alcun valore affettivo verso l’altra persona, le parole hanno ormai perso valore e la gente perbene e con una solida morale, gli viene solamente data della pazza o della folle oppure anche della santa. Una persona come me davanti a tutto questo prova solo indignazione e pure io, come il protagonista, a causa della mia fermezza verso i miei valori, alcune volte sono andata nei casini. Per esempio una volta io presi una nota disciplinare nella pagella solamente perchè, durante una gita scolastica a Londra, chiesi a una ragazza di evitare di bestemmiare ogni tre parole e di godersi l’esperienza o, che se proprio voleva, di farlo quando non c’ero; ebbene la nota la presi io e non lei. Oppure quando fui convocata dalla preside perchè non mi integravo con le mie compagne di classe che a inizio anno mi diedero della ladra e finì con l’esser chiamata dalla vicepreside e presi una nota. Perchè questa situazione? Ormai non si è più ponderati quando si deve scegliere se punire o non punire qualcuno per qualcosa che potrebbe o non potrebbe aver fatto.

Un’altra cosa che mi accomuna al libro è la somiglianza tra situazione che viveva il padre del protagonista e il mio, solo che il mio non è iper-protettivo, ma semplicemente si comporta come se fosse un ragazzino.

E poi le lunghe litigate in famiglia, le gelosie tra cugini e il fatto che nessuno è realmente in grado di comprendermi e quindi questo senso di grande solitudine e vuoto a cui sono condannata da anni. Dalle elementari a dir il vero. forse ora ho più compagnia dato che ho conosciuto più persone, ma con nessuno posso realmente essere me stessa, perchè risulto troppo profonda e quindi incomprensibile.

Provo indignazione verso molta gente perchè la loro vita si basa su cose futili e in conversazioni superficiali. Provo indignazione verso la mia famiglia di cui neppure loro sono in grado di comprendermi. Provo indignazione verso i mass-media che piuttosto di ingrandire e incuriosire lo spettatore, lo sporca solamente.

Voi invece, verso cosa o verso chi provate indignazione?

– Stella

Indignazione – Philip Roth

Qualche mese fa lessi un libro di Philip Roth ovvero Indignazione e da quanto mi sono riuscita ad immedesimare nella mentalità del protagonista mi ritrovo a non essere pronta nemmeno adesso a leggere un altro libro. Mi capitò la stessa cosa anche per Fosca di Tarchetti e I dolori del giovane Werther di Goethe.

Allerta: SPOILER DEL FINALE! NON LEGGERE ULTIMO PARAGRAFO 😉

Il romanzo è ambientato negli anni ’50 quando gli Stati Uniti erano in guerra con la Corea del Nord. Il governo per le nuove reclute puntava tutto sui giovani che si ritrovavano a dover prendere una decisione: andare in guerra o proseguire con gli studi.

Marcus, il protagonista, era da sempre stato il migliore a scuola; ammirato da professori e allievi e quindi scelse di proseguire con gli studi universitari. Suo padre da quando iniziò la guerra diventò sempre più irrequieto e non permetteva la libertà al figlio e così Marcus scelse di andare in una università lontana nella quale finalmente avrebbe potuto studiare in pace.

Marcus era un grande osservatore. E la sua indignazione verso la gente era frutto della sua meticolosa osservazione e la comprensione dei fatti: ragazzi stronzi, ragazzi ubriachi, peripezie che avrebbero portato alla sospensione e quindi al reclutamento, la guerra, il padre che man mano impazziva sempre di più, la madre che non lo sopportava più. Di tutto questo lui provava solo indignazione e di certo voleva solamente evitare la loro compagnia; preferiva la solitudine a tutto quello. Considerando poi che la scuola gli imponeva di pregare il Dio Cristiano quando Marcus era invece un Ebreo tanto che suo padre era aveva una macelleria Koster; lui si sentiva offeso e attaccato da tutti i fronti. Non trovava comprensione, infatti ad un certo punto chiese alla segreteria una stanza in cui poteva stare da solo, non gli importava le condizioni della camera, gli bastava che fosse da solo, senza compagni, senza distrazioni.

Ebbene il preside una volta scoperto tutto ciò decise di espellerlo dall’università e mandarlo nell’esercito in Corea dove Marcus troverà la morte. Infatti tutto il romanzo è la rivisitazione dell’ultimo periodo della sua vita prima di morire realmente.

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Commento personale nel prossimo articolo.

Grazie per la lettura e i commenti sono molto graditi. 🙂

– Stella