La ragazza perfetta

Una ragazza cosí giovane da aver provato l’amore per la prima volta, era seduta su una panchina ad osservare l’ultimo tramonto prima dell’autunno. Aveva dei colori cosí forti e luminosi che era in grado di rapirle lo sguardo e per alcuni minuti rimase là ferma a contemplarlo.

All’interno di quei suoi occhi vi era il dolore. Il dolore del primo amore ma provato all’ennesima potenza; così lei provava le emozioni, in maniera esagerata.

Questa ragazza però non era un essere umano, ma esisteva perchè creata da una persona che la desiderava ardentemente. Questo ragazzo dopo mille rifiuti, decidete di costruirsi da se una ragazza. Quella perfetta, quella che sarebbe rimasta muta, quella che l’avrebbe sempre appoggiato, quella con cui avrebbe potuto fare tutto. La ragazza era fatta di legos, piccoli tasselli di plastica morbida ed era stranamente anche molto bella e affascinante. Il ragazzo abusava di lei, la picchiava e spesso la ricattava dicendole che se non faceva quello che voleva lui l’avrebbe distrutta e smontata. Lei gli obbediva, seppur che come condizioni sarebbe stata molto più degna la morte. Vero non era un umano, ma oltre ogni aspettativa lei aveva sentimenti, emozioni e pensava.

Un giorno il ragazzo seccato della sua presenza scelse di smontarla mentre lei dormiva! Lei se ne accorse e gli tirò un calcio tra le gambe e fuggi. Passò la notte fuori nelle fondamenta di una casa ancora in costruzione e il mattino dopo si alzò e continuò a camminare nel tentativo di fuggire da quella città. Era sfinita e siccome anche scalza, i suoi piedi si stavano consumando così si sedette in una panchina di un parco stupendo e pieno di animali e là contemplando il tramonto si chiedeva come poteva essere nata per il dolore e solo per quello.

Il sole calò e con lui anche la sua esistenza.

Il mattino dopo la panchina era vuota.

– Stella

L’inizio di tutto

All’inizio dei tempi prima ancora che la Terra esistesse, vi erano due calamite molto forti che rispetto a tutte le altre si erano attratte.

Lei però possedeva una forza maggiore rispetto lui e questo lo faceva sentire più debole, sottomesso e soffocato; così decise di staccarsi seppur fosse comunque davvero legato all’altra calamita.

Con tanta fatica si distanziarono di molti chilometri. Nei loro ambienti si trovavano bene di per se, ma al contempo anche un po’ scomodi. Percepivano l’assenza dell’altro dato che gli fu difficile trovare qualcuno alla loro altezza.

Passarono giorni. Passarono mesi. Passarono anni e ancora non avevano ripreso i contatti. A dir il vero si erano dimenticati dell’esistenza dell’altro ed ora faticavano a capire il motivo per cui si sentissero scomodi in quel l’ambiente.

Le altre calamite con cui vivevano o erano troppo piccole per loro o erano troppo grandi e quindi si sentivano spiazzati.

Un giorno però ad entrambi, per un istante, apparve nella loro mente, un ricordo un po’ sbiadito di… qualcuno. Ma era così sfuocato e confuso che non gli diedero troppo peso, dato che avevano già abbastanza pensieri e problemi a cui pensare. Lo misero da parte. Ma loro erano nati per un qualcosa di grande e seppur non ne erano consapevoli o non avessero voluto amarsi, quello che era destinato per loro doveva avvenire e basta.

Dopo un po’ di tempo accade un qualcosa di strano. Nessuno dei due si aspettava di incontrare nuovamente l’altro; eppure bastò uno sguardo per riportare alla luce tutto.

Lui diventò più grande, maturò; lei invece si abbellì e divenne più saggia. Compresero subito cosa stava succedendo, cosa doveva succedere e cosa sarebbe successo in futuro e ne erano grati. Dopo molto tempo finalmente si sentirono completi e quella sensazione di essere nel posto sbagliato svanì.

Non passò molto tempo affinché la loro unione avvenisse; infatti subito dopo essersi scambiati quello sguardo rivelatore sentirono una forza al loro interno che li spinse ad andarsi incontro e diventare un’unica calamita. Il centro della terra.

Da lì tutto ebbe inizio.

IL MONDO CHE SOLO NOI CONOSCIAMO (PARTE 1)

Ciao a tutti,
in questo testo, che ho scelto di dividere in due parti perchè è davvero un qualcosa di troppo lungo, tenterò di descrivere a tutti voi quello che, come scritto nelle info, ho compreso in questa settimana partendo però da una storia inventata; il tutto per spiegare chi siamo e il perchè di certe cose.
Eravamo seduti, o forse in piedi, non ricordo esattamente come ero. So però che in quel momento sentivo lui parlare e credo che fosse la prima volta che veramente sembravo ascoltarlo sul serio. Aveva una voce che superava il mio udito e andava oltre, verso il pensiero, interferiva nelle sinapsi del mio cervello, e le deviava.
All’inizio stavo pensando a qualcosa, che poi però mi è sfuggito perchè lui pareva averlo espresso a parole. Era amore quello che stavo provando in quel momento? Forse! Oppure la condivisione di un qualcosa che avevamo entrambi in quel momento? Beh forse, ma tutto il resto invece? Tutto il resto che possedevo io, tutti gli altri pensieri, modi di vedere e percepire le cose, le aveva anche lui oppure no? E se no, se avessimo avuto in comune solo quella cosa e nient’altro, io mi definirei ancora innamorata di lui?
Io lo ascoltavo sempre e volenterosa di sapere più cose di lui, la sua voce mi cullava anche nei giorni più caldi e pieni di luce solare che i miei occhi tanto odiano. Ero quasi assorta nei pensieri che lui con la sua voce e con la sua accurata selezione di parole, proiettava nella mia mente. Strano però dirlo, ma quello era già dentro il mio immaginario e lui senza saperlo l’ha descritto dopo che gli chiesi: “cosa desideri?”
Sarebbe banale dire che parlasse di volermi baciare o che desiderasse una storia d’amore etc. Infatti non mi disse nulla di tutto ciò, ma un semplice richiamo alla natura delle cose e alla semplicità delle persone e delle menti. Parlava di odiare molte cose del giorno d’oggi e io tramite quelle parole capivo in realtà ciò che desiderava. Leggevo le sue parole con i loro contrari e capivo che forse lui era me.
Dimenticavo però una cosa, ovvero che ognuno di noi è qualcun’altro per qualche istante, ma che poi, quando si è soli, in realtà non si è sé stessi, ma un connubio delle varie personalità in cui ci siamo proiettati.
Quindi, lui in quel momento era me e io, senza che lui lo sapesse, ero lui. Ed è per questo che me ne sono innamorata, e il tutto però seguendo quanto detto poc’anzi, non ha per niente senso perchè se così fosse io dovrei essere innamorata di tutti coloro in cui mi rivedo.
Nah non era questo il motivo. Il corpo nemmeno dato che era l’esatto opposto di quello che cercavo eppure mentre parlava io pensavo di non esistere in quel momento e nemmeno lui né tutto quello che ci stava attorno pareva esistere, solamente le parole e quanto veniva narrato; non cercavo altro per essere felice e serena.
Perchè volevo essere così e non diversamente… e non me stessa? Essere me stessa? Solo perchè sono separata dal resto, io mi reputo un individuo a se stante quando in realtà in parte sono quel che sono gli altri, il connubio che avevo detto prima. Ecco forse perchè volevo essere felice e serena! Forse perchè in fondo non molti sono così e lui, lui che parlava; pareva voler tentare di esserlo. Lo desiderava con tutto sé stesso e a differenza degli altri lui trasmetteva questa sua volontà attraverso le parole e le diceva a quella che credeva essere me, proprio quando io non c’ero perchè ero lui in quel momento.
Ora però credo d’aver compreso perchè mi ero innamorata di lui e non altri; lui si capiva quella parte intima di me che gli altri nemmeno percepivano ed era in quello che io volevo essere compresa. Non mi importava che la gente capisse che ero triste, felice, affamata o arrabbiata, ma che intuissero il motivo perchè anche loro si sentivano allo stesso e quindi si dimostravano in grado di comprendere il mio sentimento. Lui ci riusciva, seppur il sentimento che provavo di più era indignazione e rabbia verso come erano e come andavano le cose attorno a me; ma quando ero felice? Non era lui quello a capirmi. E così a ogni sentimento corrispondeva una persona diversa e io mi proiettavo verso gli altri cogliendo quanto di meglio avevano da dirmi per smorzare, far divampare o proteggere un determinato sentimento.
Ero consapevole di tutto ciò, non mi piace come cosa, ma volevo sempre trarne vantaggio perchè mi dava una sensazione di soddisfazione ogni volta che ricevevo un discorso da qualcuno che avrebbe fatto maturare o in positivo, o in negativo la mia idea.
La MIA idea. Perchè mia se io stessa mi definisco una piccola parte di caratteristiche degli altri? Mentirei dicendo che quando nacqui ero già qualcuno con delle idee primordiali tutte mie, da dove sarebbero nate? Quale sarebbe stata la causa della loro nascita se tutto quel che succedeva era stare in mezzo a dei giochi o all’interno di una culla?  “Dalla tua storia! Il tuo vissuto! Tu sei protagonista della tua vita…”
Non ne sono convinta. Se realmente fosse così allora dopo aver fatto un qualcosa secondo le regole e quel che DAGLI ALTRI è reputato giusto, allora io dovrei riuscire ad ottenere quello che desideravo ottere facendo quella determinata cosa, ma non sempre va così e sapete perchè? Perchè ci sono gli altri e tu sei, in parte, il risultato di quello che vogliono gli altri. Sei te stesso solo quando pensi “per me fare una così sarebbe giusta, ma so che è sbagliata” per chi scusa? Per gli altri. Ed ecco che mutando il tuo agire, non sei più tu, ma sei gli altri o chi che inizialmente ti ha detto che fare così è sbagliato che per non essere nel torto dovresti fare cose.
Eppure continuo a reputare davvero buffo quel mio amore per lui, perchè pur essendo l’unico a comprendere la mia rabbia, la mia indignazione e dolore è anche l’unico a portarmi serenità e felicità; com’è possibile che una comprensione verso un qualcosa di negativo possa portare felicità? E’ forse questo che significa sentirsi appagati che almeno qualcuno in questo gran mondo ti riesca a comprendere da vicino? Può darsi. Tutto ciò però sembra anche essere dimostrazione di qualcos altro; un qualcosa che anche Einstein (se non sbaglio) ha espresso ovvero che serve il male per poi avere il bene. E’ necessario il dualismo per comprendere l’unicità delle cose. Per capire che unicamente lui, unicamente quel sentimento, quell’idea, quella cosa ci fa star bene; oppure semplicemente che vogliamo star bene e basta.
Sapete non è necessario essere ricchi, avere tutto ciò che vi è di materiale o essere riconosciuti da tutti per un possibile talento o “video andato virale”. La cosa che basterebbe sarebbe soltanto di essere consapevoli che siamo in parte chi ci sta parlando e in quell’istante essere quel che sentiamo e svincolarci dal pensiero di avere un corpo, una mente, delle necessità fisiche o spirituali; sentirsi inesistenti perchè si sta esistendo altrove: in un’idea, in un paesaggio che qualcuno ci sta descrivendo o in un’altra persona.
Ognuno di noi si trova bene e coglie la felicità nell’ambiente in cui si identifica di più, ma tutti in fondo cerchiamo di estraniarci da questa presunta individualità percepita solo perchè ci troviamo all’interno di corpi che ci separano, andando in posti o ultra affollati dove ci perdiamo tra la moltitudine di gente o più isolati possibili perchè in grado di percepire la natura e quant’altro in questo mondo sta vivendo assieme a noi in questo momento.

Il fiore

Nel negozio di un fioraio ormai impoverito, vi era un fiore non ancora sbocciato dopo due settimane, tanto che il fioraio non sapeva più se tenerlo o buttarlo. C’era un qualcosa in quel fiore di cosí strano e al contempo splendido, o almeno così pensava il buon uomo. Nessuno però tranne lui lo vedeva in quel modo. Tutti i clienti quando lo vedevano pensavano che se quel fiore non era sbocciato in quelle settimane allora non sarebbe mai sbocciato e se fosse successo, sarebbe stato già vecchio avendo passato tanto tempo chiuso in se stesso.

Il fiore a dir il vero aveva paura. Non si sentiva né pronto né come gli altri fiori. A lui piaceva quel posto. Gli piaceva il suo proprietario.

I giorni passavano e quel bocciolo ancora non si era aperto. Il fioraio decise quindi di portarlo a casa sua, esattamente dove il fiore voleva andare. Il fiore sapeva che era quello il luogo dove la sua esistenza ha avuto origine ed era là dove voleva per sempre restare. Lui sapeva da sempre che, a differenza degli altri, non era destinato al commercio. Sapeva che lui in realtà era destinato a dar vita un qualcosa di nuovo perché possedeva una così rara bellezza che avrebbe sicuramente reso felice il suo padrone.

Bastò un giorno infatti affinché il fiore sbocciasse e quando sbocciò sprigionò un così grande profumo e luce che, seppur fosse avvenuto di notte, i suoi raggi irradiarono tutta la casa del fioraio.

Egli accorse velocemente verso il vaso e ne rimase accecato dalla bellezza.

Alla fine il fioraio, grazie al fiore divenne finalmente ricco e il fiore finalmente riuscì a percorrere quella che da sempre sapeva essere la sua strada. Un’ape si posò proprio sopra il fiore e andò così da quel momento in poi.

– Stella

Taci

Non lo vedevi da due anni,
lui torna
divenendo quello che da sempre desideravi.
Ma lontano, sempre e comunque lontano stava.
Non lo vedevi,
la distanza lo impediva
e tuttora la medesima cosa accade.
Eppure lui è quello che da sempre sognavi
e ora vestito degli abiti che un tempo bramavi
e desideravi vederli indossati da lui.
Il tutto però lo osservi da lontano.
E taci.
Non vuoi rovinare l’immagine che lui ha di te
e tutto quello che si è venuto a creare tra voi.
Quindi taci, e prosegui senza considerare altri uomini perchè le sue gentilezze e sguardi ti hanno accecata
ed infondo sono forse gli unici che vorresti tutti per te.
Invece svolti l’angolo
e noti le stesse dolcezze date ad altre donne
e tu…
taci.
Risultati immagini per achieve dreams together anime
– Stella Mattara

Non v’è mai fine

Solo perché siamo nel 2018, non si può dire, o anche solo pensare, che il progresso non possa più avvenire, né che l’evoluzione sia terminata.

Si può ancora cambiare.

Si possono ancora apportare delle migliorie dove le riteniamo opportune.

Il tutto realmente terminerà solamente quando anche l’umanità sarà andata ad estinguersi.

– Stella Mattara