Quarantena va in scena · Senza categoria

La forza del pensiero

A prescindere dal corpo, quando una persona comunica con qualcuno, si relaziona maggiormente col suo pensiero.

Riflettiamoci un attimo: anche in un dibattito politico vi sono due visioni, e quindi pensieri opposti, che si rivelano tra di loro.

“Cosa centra questo con la forza del pensiero?” vi chiederete. Ebbene in una situazione critica, quanto transitoria, il pensiero può farci da scudo proteggendoci dalla percezione del tempo che sembra infinito e, al contempo, dalla monotonia delle giornate dato che fisicamente non ci possiamo spostare e siamo, metaforicamente parlando, ancorati allo stesso suolo come i coralli. Perciò perché non sfruttare la mente? Sapevate che ognuno di noi ha una mente in grado di archiviare circa 1 petabyte di dati ovvero, 1 milione di gigabytes? Non è stupendo?

Nel corso della storia vi sono state molte persone illustri che hanno usato la forza del pensiero per superare momenti intensi e complessi. Vi faccio degli esempi: il politico Mandela, durante i suoi 27 anni di prigionia, per evitare di diventare folle, usò la forza del pensiero e scrisse la sua autobiografia; il filosofo  Seneca affrontò la sua morte, tagliandosi le vene con una disumana allegria e lucidità mentale grazie alla forza del pensiero; lo scrittore Primo Levi invece, sempre grazie alla forza della mente, fu uno dei 20 italiani tra i 650 deportati ad Auschwitz, a sopravvivere 3 anni nel campo di concentramento. Prendiamo ispirazione da loro e cerchiamo di portare avanti un pensiero ottimista e creativo anche durante questa quarantena.

Riportando quanto detto sia prima, sia nell’articolo “Felicità”, avendo questa immensa possibilità di archiviare moltissimi ricordi e l’apprendimento di un qualcosa di nuovo, perché non scoprire una parte di noi stessi, sfruttando magari le capacità già consolidate per svilupparne e crearne altre?

Come disse Viktor Frankl: “Tutto può essere tolto ad un uomo ad eccezione di una cosa: l’ultima delle sue libertà umana – poter scegliere il proprio atteggiamento in ogni determinata situazione.”

-Stella

Quarantena va in scena · Senza categoria

La Felicità

La felicità. Sì proprio di questo tema vorrei parlare in questo periodo di m***a. Non tanto per ironizzarlo, quanto per alleggerire questo peso che stiamo provando tutti. Tutti allarmati, tutti davanti al televisore ad ascoltare gli ultimi aggiornamenti che guarda caso, sono tragici, incutono terrore nelle menti. Per questo vi dico, non avendo una certezza se quello che dicono sia vero o falso, restate neutrali e seguite le direttive che vi vengono date.

In questi giorni mi sono guardata attorno e ho visto che oltre al terrore, vi è anche molta noia nel restare a casa. Il motivo di questo è principalmente perché ora non possiamo usare il corpo tanto quanto lo usavamo prima. Stavolta, cari lettori, è fondamentale l’uso della mente e del pensiero. Il corpo invece servirà solo per percepire le sensazioni. “In che senso sensazioni?” vi starete chiedendo.

Se vi dicessi, “siate felici?” voi sicuramente ricorderete con amore un momento in cui eravate gioiosi e con speranza vorreste riviverlo. Penserete a quando eravate in compagnia di quella persona o a quando avevate visitato quel posto o avevate visto quella cosa che vi ha stupiti come dei bambini; ebbene togliete il contesto e tenete solo la sensazione di quel momento. Come stava il vostro corpo mentre ridevate sguaiatamente? La vostra mente dov’era? Eravate presenti nel momento? Ecco permettete a voi stessi e al vostro corpo di rievocare quelle sensazioni e con esse vivere questa quarantena. La felicità in questo caso non è intesa come emozione da vivere, ma da provare. Cercate di trovare un benessere interiore e vivere con leggerezza, esattamente la stessa sensazione che si prova o quello status in cui ci si trova quando si ride e si è felici.

Una volta giunti a questo, cercate di investire il tempo che prima spendevate a lavoro nel coltivare delle passioni o capacità, tramite quelle che già possedete.  Siate leggeri, ascoltate buona musica, leggete e acculturatevi, scrivete, cantate, ballate, fate qualche piccola pazzia, ma soprattutto siate presenti ATTIVAMENTE nelle vite degli altri.

Quando vi svegliate al mattino fatelo con un sorriso e salutate nella realtà o per messaggio la persona a voi più vicina ora. Siate più sentimentali e cercate di sostituire l’affetto fisico con la parola. Fantasticate con la mente. Ora non si può dare un bacio di cordialità, una pacca sulla spalla o un abbraccio, ma siamo tornati alle lunghe lettere fatte di parole struggenti che possono alleggerire i cuori delle persone per cui provate affetto.

Questo è il tempo per diventare ciò che non si ha mai tempo di essere

 

Restate collegate per leggere i prossimi articoli che caricherò nella rubrica  QUARANTENA VA IN SCENA. Vi saranno anche molti consigli e punti di vista alternativi. Stay tuned! 😉

-Stella

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Anima aleggiante

L’altro giorno sono salita in aria, al di sopra delle nuche delle persone, ad una velocità nemmeno percettibile, ma vi assicuro che era molto svelta. Ad un solo battito di ciglia, ciò che era gigantesco divenne un puntino, il cui suono, qualunque esso fosse, era impercettibile.

Dov’ero? Dove stavo andando? Non ne avevo la più pallida idea. Percepivo solo emozioni che impavide e senza pudore mi entravano dentro il corpo dicendomi nel frattempo “che ne sarebbe valsa la pena”. Vedevo persone, molte persone che anche loro mi penetravano il corpo, ma erano fine come gocce di pioggia. Alcune dopo essermi passate, avevano colorato una parte della mia anima, le altre erano passate senza lasciare alcuna traccia, se non quella di una sensazione mancata.

Eppure un’anima protesa più al dolore che alla gioia, percepiva un dolore lacerante ogni volta che un’altra anima, venutale incontro e penetrata, non le avesse lasciato nulla. Tale da oscurarle una parte di se stessa che quando qualcuno avesse voluto lasciarle del colore, avrebbe dovuto lottare ed insistere, perché i colori inizialmente erano torbidi.

Era difficile restare con la sua anima.

In seguito imparò a fingersi felice anche nei periodi neri, anche quando di felicità ne provava ben poca. Questo perché aveva compreso che ciò che avrebbe voluto chiedere, pochi gliel’avrebbero potuto e saputo dare e questo non tanto per una qualche mancaza sua, ma piuttosto perché la sua anima era così elevata quanto inabissata che era difficile raggiungerla e comprenderla, a meno che non fosse stata lei a tradurre e a scendere.

Per quanto ancora quest’anima avrebbe aleggiato senza mai sentirsi a casa? Senza mai sentirsi simile a ciò e a chi la circondava? Gli altri lei li capiva, non era difficile, ma loro invece?

Si sentiva violentata dalla incomprensione degli altri da cui comunque sapeva resistere. La felicità le faceva da scudo. La inibiva. Ogni volta che sorrideva e rideva viveva solo il momento, dimenticandosi sia il passato che il futuro, sia i pensieri elevati che quelli profondi. Si dimenticava di se stessa per stare con quelli che non l’avrebbero compresa. Amava però tutti indistintamente e senza condizioni.

Voleva insegnare agli altri a respirare come lei o quantomeno in maniera simile alla sua. Pensava che facendo così si sarebbe sentita almeno un pochino di più parte di un qualcosa.

Ma che volete, ogni volta che era stata parte di un qualcosa o che aveva avuto l’opportunità, non ne voleva far parte perchè essere parte di questo, escludeva tutto il resto, imponeva una sorta di omologazione di pensiero e abitudini anche solo per un’ora. Lei voleva essere tutto e che gli altri fossero tutto ciò che potessero essere quando erano con lei, privi di influenze da parte del contesto in cui erano inseriti.

Anche questo gli altri non lo comprendevano.

– Stella

Senza categoria

Amare la verità intima

Salve a tutti cari lettori.

In queste giornate monotone destinatesi a trascorrerle in casa, vi vorrei rendere partecipi di una riflessione riguardo tutto ciò che è avvenuto in quest’ultimo periodo della mia vita.

Per anni è stato un pensiero comune quello di che solo sapendo chi sono e cosa voglio con certezza, sarei effettivamente riuscita a portare a compimento qualcosa. Questa “filosofia” mi fu utile fino alla quinta superiore, poi quando era giunto il momento di svoltare pagina e dare una nuova nota alla mia vita, andai in panico. Non era più un proseguire monotono e ripetitivo ad oltranza. Sapere che per cinque avrei dovuto condurre giornate simili tra loro, mi aveva in qualche modo tranquillizzato i pensieri, ma ad un certo punto bisogna scegliere ed evolvere.

Già solo la parola EVOLVERE mi spaventava perché significava permettere alla vita di mutare senza avere certezza in cosa consisteva questo cambiamento, dove finirò io? Vissi anni cercando di riproporre quello stile di vita che avevo alle superiori, sicura di ciò che stavo facendo e di cosa avrei trovato alla fine, fino a quando non incontri i primi inghippi che mi fecero vedere che adesso sono completamente sola in questo mio percorso, ho la libertà sia di mollare sia di tenere duro; entrambe le scelte spettano a me e a nessun altro. Fossi stata  pronta da prima a questa realtà! Invece no, e mi sono fatta un periodo in cui sopraffatta dal potere e dalla libertà che avevo tra le mani, li ho usato a sproposito. Come quando nei libri di storia si legge a riguardo di quei re ancora troppo giovani ed inesperti per governare, ma che vanno in ogni caso al potere e creano problematiche irreversibili nel loro paese. Ecco questo è ciò che ho fatto io fino ad un po’ di tempo fa. 

Ora sono disposta a mettermi in gioco perché non so chi sono e sono disposta a conoscermi attraverso esperienze e prove.

Anche a livello sentimentale ho oscillato molto di questi tempi. Inizialmente ero più una persona forse esageratamente ponderata e bambina. Ero disposta ad aspettare molto tempo prima di dichiararmi perché il mio timore più grande non tanto un no, ma un no accompagnato da un addio anche come amici e già era tanto se io avessi trovato qualcuno che voleva essermi amico: sicuramente preferivo tenermelo amico piuttosto di rovinare tutto.

Passarono gli anni e finalmente riuscì a farmi degli amici e poi a selezionare le persone più giuste anche tra di loro. Il mio timore si spostò. Non avevo più paura di perdere un amico dichiarandomi, piuttosto temevo di perdere la possibilità di avere una persona con cui condividere la mia intimità perché seppur captando i segnali, non avevo avuto il coraggio di dichiararmi. Così passai dall’attendere anni prima dichiararmi, all’attendere un paio di settimane.

In seguito capì che così facendo non sarei mai stata in grado di amare qualcuno perché ciò di cui mi ero “innamorata” e volevo ancora e ancora, erano le attenzioni iniziali che una persona normalmente da quando vuole conoscerti. Infatti dopo due settimane, presa dalla noia, mi allontanavo. Penso di non aver nemmeno mai permesso, a tutti quei ragazzi, di conoscermi realmente perché io, in primis, non ero disposta a conoscerli; volevo solo attenzioni e usavo la mia naturale curiosità verso la vita come “strumento” che mi avrebbe garantito che quella persona sarebbe rimasta ancorata a me. Questo, di sicuro, non è amore. Lì per lì non mi interessava, avevo solo bisogno che qualcuno guardandomi capisse chi ero e me lo dicesse. Qualcuno che mi desse delle certezze non tanto sul rapporto che andavo a costruire con lui, ma sulla mia persona. Non c’è cosa più sbagliata. Sapevo che nessuno sarebbe mai riuscito a darmi una risposta e a “sostituire” l’unica persona che io avessi mai amato.

Era un continuo “ehi ti ho trovato”, “quanto sto bene con te”, lo mettevo “alla prova”, non riusciva a superarla, gli davo qualche altra chance, cercavo di vedere se lui avrebbe ceduto parlando di cose più sessuali, con alcuni succedeva, con altri no, ma io in ogni caso li avevo già depennati come “possibile persona” già dal “ehi ti ho trovato”! Questo perché io non ho mai realmente cercato, qualunque persona andava bene, tanto io li sapevo illudere bene mascherandomi.

Poi conobbi la verità che piano piano, tuttora mi sta facendo avvicinare alla comprensione dell’amore. Lo svelarsi senza veli davanti a qualcuno e a se stessi penso sia la forma di verità più intonsa che possa esistere perché essa non è stata raccontata attraverso le parole, la vedi solamente, la percepisci! La verità si fa sentire anche quando è muta. Molti la coglieranno, ma pochi la sapranno accogliere nelle loro vite e condivideranno la loro con te. 

LA VERITA’ E’ INTIMITA’ 

Perché? Semplicemente perché come un’intimità profonda implica la visione di un corpo senza vesti, ignudo, tale è la verità. Una persona senza menzogne o barriere poste davanti per proteggersi, da cosa poi? Da altre menzogne. Ma quando la verità è accompagnata dalla cultura e dall’aude sapere (osa sapere), nessuna menzogna potrà ferirvi perché la cultura potrà essere usata come protezione dinnanzi la menzogna.

E se la menzogna fosse accompagna anch’essa dalla cultura?

In ogni caso non vi sarà nulla di cui temere. La verità urlerà una voce che bloccherà la menzogna e allieterà la realtà. La menzogna, a lungo andare, non reggerà il peso della verità.

Metaforicamente parlando la verità è una montagna fatta di rocce e di alberi che con le loro radici tengono il tutto unito; la menzogna è invece un cumulo di sabbia che si finge montagna mettendosi un po’ di muschio sopra. La montagna reggerà il vento, il cumulo di sabbia no. 

Ebbene cosa centra tutto questo con l’amore e l’evolvere?

Quando una persona è in grado di essere vera, arriva ad avere anche una apertura mentale tale da non temere il tempo e il cambiamento repentino delle cose; quello non è altro che un’adattarsi alla sua verità presente, al suo modo di essere ora, al suo modo di porsi alla vita. Ebbene l’apertura mentale a sua volta implica l’accettazione di ciò che viviamo e siamo e quindi anche delle altre verità e dell’esistenza delle menzogne. Con questo non voglio dire che una persona vera sia in grado di accettare l’esistenza di una persona falsa, ma la verità è disposta a comunicare con la falsità per permetterle di avere un confronto e diventare a sua volta una persona vera.

Attenzione però che la falsità non deve necessariamente essere vista come un qualcosa di maligno; a volte ci sono persone che la usano per difendersi, per non permettere il ripetersi un qualcosa di traumatico che hanno vissuto in passato, oppure per nascondere il presente di cui non vanno molto fiere oppure per non rassomigliare a qualcuno che anni fa le aveva influenzate molto in passato… vi posso essere una miriade di motivi per cui una persona può mentire. Certamente una persona che mente non ha compreso e ha evitato di comprendere cosa significa davvero essere veri: che cos’è la verità e quali sono i suoi benefici.

L’amore come la verità non ha né spazio né tempo, è solo presente. Io sono questa che vedi adesso, ciò che leggi e non ti assicuro di essere la stessa persona a distanza di anni o mesi; so solo di essere vera e di saperti accettare nel profondo se anche tu sei vero/a e non menti o ti nascondi. Accettandoti nel profondo sono in grado di entrare con te e chiunque sia vero e mi si avvicinerà nel vostro pantarei e scorrere con voi, nel vostro e nel mio evolvere senza discostarmi perché non ho paura della verità e quando ne avrò, oserò sapere e comprenderla, piuttosto che ignorare e finire col mentire.

Se sei vero/a, non temerai le mie parole.

Ti amo.

– Stella

Le mie poesie · Senza categoria

Io voglio la vita

Io voglio la vita,

ma senza guardare in faccia la morte.

Vorrei piuttosto andare a braccetto con lei

diventarci amica,

anche se all’inizio non lo sono stata;

non l’ho realmente amata.

Però cazzo,

io voglio vivere ancora un po’

Ancora di più.

Il mondo però si chiude

e la paura che è stata più furba di me,

ha fatto amicizia con la morte

diventando dolore nelle menti

delle genti.

Non mi voglio convertire a loro

Smettere di credere nella vita;

colei che mi ha fatta resistere fino ad ora.

Oh no, resterò fedele a lei

col corpo, ma soprattutto con la mente.

Fingerò con un’illusione,

che lei sia ancora libera

e cercherò di evitare paura,

ma di restare fedele

in lontananza anche a morte,

la quale seppur invaghita di paura,

in cuor suo sa di amare,

come tutti,

solamente vita.

-Stella

Le mie poesie · Senza categoria

Il tramonto

Il tramonto che in un giorno sublime,

irradia con i suoi raggi sottili,

il volto di mille persone

in balia della pressione sociale

e di mille parole;

a volte bisbigliate all’orecchio

di un ascoltatore assorto

e mezzo assopito.

Nel disagio di una mente solitaria

e isolata in se stessa,

non vi è più vita.

E’ persa,

ma invaghita

di tutto ciò che non necessità

d’esser compreso.

Regna nel limbo colorato

e festoso di una perdizione

che per quanto chiassosa,

porta la gente al mutismo.

E chi bisbiglia

parla una lingua sconosciuta agli altri.

Allora urla, si agita “E’ UN PAZZO QUELLO!”

Dicono coloro che non comprendono.

Come l’aria che ci sfiora ed è leggiadra,

così è ciò che viene bisbigliato.

Ma chi si rende sempre conto che essa c’è?

Nessuno!

Alcuni solo qualche volta

quando sono più contemplativi

Altri quando sentono la sfuriata,

si barricano in casa,

temendola.

quando lei forse,

con voce più forte,

stava solo cantando una ninna nanna.

La gente è muta e sorda.

Assorbe, ma non si accorge dei sibili

Non si prodiga ad esplorarli.

Pretende di portarseli appresso ovunque.

Così che l’aria faccia navigare la loro barca in mare

e il loro aereo in cielo.

Loro stanno tre le nubi,

che come un sipario chiuso,

gli impedisce di vedere il pubblico,

il quale sente parlare,

ma non vedendo

non comprende quel che succede.

L’aria poi arriva

e scocciata tira per allontanare le nubi

e scopre l’imbarazzo degli attori

Intimoriti dell’audience

perchè l’audience ha aspettative

e già conosce ciò che tra poco vedrà.

-Stella

 

 

 

Favole & Storie · Senza categoria

Voce e Linea

C’era una volta una voce, la quale aveva una forma indefinita, anche se potremmo dire che si avvicinava molto a quella di una bolla. Lei normalmente si muoveva in questo spazio bianco in cui, al posto di mille stelle, vi erano linee e forme.

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Voce vagava ogni giorno senza meta, in cerca di qualcuno con cui ballare le canzoni che lei stessa avrebbe cantato. VOce non riusciva a parlare, poteva solo cantare e ogni volta che lo faceva, la sua forma avrebbe cambiato colore in base al brano. Spesso però si ritorvava a vagare muta alla ricerca di qualcuno che avrebbe vibrato alle sue note, certamente un triangolo o un quadrato avrebbero faticato ed è per questo che ogni volta che la sentivano cantare o si allontavano evitandola, o la screditavano e lei si ritrovava sola e costratta a restare muta.

Un giorno però scelse di allontanarsi dagli altri ed inoltrarsi nel profondo spazio completamente sola. Lì, la luce era quasi assente e quelli più temerari che scelsero di inoltrarsi da soli si persero e non fecero mai più ritorno. Ma Voce non aveva intenzione di tornare indietro, non vi era nulla là a trattenersa e poi, lì poteva cantare liberamente senza quanto voleva.

Profondo spazio
Canta ‘Gloomy Sunday’

Fu questo quello che fece per giorni, settimane, mesi e anni. Rinchiusa nel buio profondo dello spazio cantava, finchè un giorno, le si avvicino Linea. Anche lui scelse di andare nel profondo spazio per allontanarsi dal un mondo che non gli apparteneva. Le forme lo screditavano perchè lui a differenza loro, non si era unito ad altre righe per formare una forma vera e propria. Sapete perchè? Semplice, le altre righe non gli stavano simpatiche e lui era destinato ad un qualcosa di diverso. Era raro che nascessero delle righe come lui o delle voci come lei, le quali al posto di voler creare un coro, cercavano qualcuno da far ballare.

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La solitudine e l’abbandono dagli altri li fecero incontrare. Eppure è buffo il modo in cui si incontrarono. In pratica Voce stava cantando spensierata un brano triste e dato che la sua forma aveva assunto un colorito nero, Linea non la vide e le andò addosso! Ma è ciò che avvenne dopo che ha dell’incredibile. Al solo sfiorarsi Voce e Linea divennero bianchi, illuminando per chilometri il profondo spazio.

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Linea poi emanava un suono diverso in base lla nota che voce cantava mentre lo toccava. Capirono subito di essere fatti l’uno per l’altra. E Voce iniziò a cantare e ballare con Lien. In base a dove lo taccava, lui vibrava in maniera diversa e in base alla nota e al brano che cantava, entrambi cambiavano colore.

Inoltre più tempo ballavano, più entrambi si elevavano come i palloncini ad elio. Da quel giorno in poi Voce e Linea non smisero più di ballare e così un’altra area del profondo spazio iniziò ad illuminarsi di giallo che era il collore del ballo di vera connessione.

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Là sopra incontrarono altre Voci e righeche ballavano. Quelle emanavano una luce bianca, neutrale. La loro invece era gialla e li faceva elevare molto più in altro rispetto agli altri.

Perchè si chiedevano. Perchè siamo diversi anche da quelli che apparentemente sono simili a noi. Anche loro sono linee e hanno scelto di stare con delle voci. “E poi, guarda, la luce gialla da fastidio a tutti: forme, linee e voci!” disse Linea.

Voce rassicurò Linea dicendogli che così come il tempo li permise di capire che ciò che cercavano non era follia, così attendendo e dandosi del tempo, avrebbero compreso perchè loro dovevano emanare quella luce gialla fastidiosa.

Entrambi attesero anni, fin quando una linea e una voce, nati al confine tra la luce biancae quella gialla, vennero da loro ad abitare. Facero così anche linee e vocie iniziarono a formare nuovi cori e nuove forme più tolleranti e aperte le quali vivevano aromoniosamente con quelle che preferivano ballare. E vissero per sempre felici e contenti.

-Stella

Ps: mi sono ispirata al romanzo Flatlandia, le illustrazioni sono della sottoscritta

Recensioni · Senza categoria

Il dovere di essere felici – Omraam Mikhaël Aïvanhov

“Pascal portava ovunque il proprio abisso.

Ahia, tutto è abisso! azione, desiderio,

Sogno, parola; e sui capelli ritti

Sento più volte scorrere il vento

Della paura. In alto, in basso, ovunque,

Lo spazio orrendo e attraente…

[…]

Da tutte le finestre altro non vedo

Che l’infinito, e il mio spirito, sempre

In preda a vertigine, invidia

L’insensibilità del nulla.

[…]”

Questi qua sopra sono dei frammenti della poesia “L’abisso” presa della raccolta “I fiori del male” di Baudelaire, un poeta francese del 1800. Immaginate di uscire di casa ed essere in un luogo chiuso, circondati da altre persone che nell’attesa per esempio del mezzo in questione, inizino a tormentarsi la mente con questi pensieri. Voi non ne verrete mai a conoscenza, a meno che non sappiate leggere le menti altrui, però sarete sicuramente in grado di percepire un’atmosfera pesante, strana; nel caso in cui ci iniziaste a parlare, il vostro corpo potrebbe persino rifiutare la loro energia e in entrambi i casi, a prescindere che voi ci abbiate parlato o meno, se siete persone più sensibili del normale, acquisirete anche voi il loro malumore senza alcun apparente motivo.

Ora vi chiedo: Immaginate se quella persona foste voi, inabissati troppo nel vostro dolore oppure ancora rabbiosi per una lite appena conclusasi. Prenderete il mezzo e andrete dove dovete andare col pilota automatico, senza far più caso a cosa o chi vi circonda. In quel momento state solo riempiendo quel mezzo e lo stato d’animo di altre persone con la vostra energia negativa.

Aïvanhov, l’autore del libro che sto recensendo e commentando, non dice che sia sempre sbagliato essere negativi, ma se lo siete dovreste restare isolati senza temere la solitudine e l’isolamento, magari evitate anche di andare dai vostri amici per sfogarvi. Andate fuori e immergetevi nella Natura, state a casa e ascoltate della buona musica allegra oppure raccogliete in uno zainetto immaginario, tutti i momenti in cui eravate completamente felici, consapevoli e in equilibrio con voi stessi. Evitate di vedere il dolore e i momenti difficili come un qualcosa di negativo e privo di senso e significato.

Spesso, come disse Kahlil Gibran “le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza e i caratteri più solidi sono quelli cosparsi da cicatrici”; la sofferenza e il dolore vi renderà più forti sia mentalmente che fisicamente. Siamo tutti consapevoli degli sforzi fisici, molti scelgono di loro spontanea volontà di di allenarsi, scalare cime ardue e nessuno si scandalizza, ma verso lo sforzo mentale? La gente reagisce o in maniera compassionevole o con ripudio. Il dolore può essere visto in maniera positiva, certamente le esperienze positive sono state molto utili per il nostro sviluppo interiore e l’evoluzione della nostra psiche, ma anche quelli negativi, se compresi, ci hanno elevato… forse anche di più di quelli positivi.

Kundera, scrittore ceco del 1900, scrisse un libro intitolato “L’insostenibile leggerezza dell’essere” a cui Italo Calvino commentò “Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il suo peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna…” Non starò qua a riassumere “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, però Calvino e lo stesso Kundera non sbagliavano quando affermano che solo la vivacità, intesa come volontà di vivere e ricercare la nelle cose e nelle persone e la mobilità dell’intelligenza, intesa come capacità di focalizzare la mente in qualcos’altro quando si è consapevoli che una determinata situazione o stato d’animo sono diventati insostenibili, aiutano e sono necessarie per discostarsi dalla negatività e per quanto banali e semplici sono, non si dovrà andare troppo in profondità, ma imparare ad apprezzare i piccoli gesti gentili che ogni giorno possiamo sia ricevere che dare.

Qual è allora l’ingrediente segreto? Dare! Molti chiedono e pretendono molte cose materiali, ma qua non stiamo parlando di cose materiali, stiamo parlando di vivere veramente. Dare attenzione alla gente, illuminare chi si è perso, rallegrare chi è triste, aiutare chi è in difficoltà. Calvino quando parla di quanto sia insostenibile il peso della leggerezza, si riferisce a ciò che è superficiale e alle scelte prese in maniera incosciente e non tanto alla semplicità scelta perché consapevoli e esperti della profondità della realtà e delle cose. A volte va beh scendere in profondità e cercare spiegazioni, ma non sempre.

Ci sono infatti persone che Aïvanhov chiama “esseri celesti i quali amano la luce e che quando vedono un essere circondato dalla luce, accorrono da lui”. Quindi emanate luce, irradiate gli altri, permettere agli altri di starvi vicino anche quando siete felice e non accorrete dai vostri amici solo quando siete afflitti. “Ciò che si ama negli esseri è la poesia: qualcosa di leggero e luminoso che si ha bisogno di guardare, di sentire, di respirare, qualcosa che tranquillizza, armonizza, ispira…” Quando uscite di casa salutate le creature, fregandovene di quelle che non vi risponderanno o vi guarderanno male; alcuni non vi comprenderanno, ma quante altre persone riuscirete a rendere felici e riusciranno a comprendervi? “Si vive per tutta la creazione: esiste una quantità di creature che sapranno apprezzare il vostro amore, ed è questo l’essenziale.” Perciò salutate, siate sorridenti, fate complimenti spontanei alle persone; date voi stessi agli altri e non siate egoisti. Una fontana donando la sua acqua è in grado di attrarre l’essere umano, gli animali e le piante per abbeverarsi ad essa, non chiede nulla in cambio e ciò permettere ai alle piante di fiorire, agli umani ed animali di nascere e sopravvivere.

Fate anche voi altrettanto e la Terra e la società diventerà un posto migliore in cui la gente sarà felice.

– Stella

 

Senza categoria

Resto per andarmene

Lo bacio intensamente la notte

quando lui mi pensa

e mi ama.

 

Lo rivedo tra le lettere di una storia

Quando si racconta di una carezza

dato con delicatezza alla testa di una ragazza.

 

Immagino, immagino

di essere stratta dalla morsa

delle tue braccia

E di essere cullata come una bambina

che non riesce a prendere sonno.

Restare là.

Stavolta come una donna

che ama la protezione di un uomo.

 

Fisso il vuoto e l’unica cosa che so

è che ti vorrei qua con me la notte

in questo letto freddo in una camera gelata.

 

Non ti chiederei nulla,

se non di respirare al mio stesso ritmo

Di restarmi vicino

Sfiorando il mio corpo.

Baciandomi.

Illudendomi.

Pensandomi ancora.

 

Intanto io tra i miei pensieri,

avrò sempre un altro uomo.

Così anche nel mio cuore.

 

“Lovers are strangers (gli amanti sono sconosciuti)

There’s nothing to discuss (non c’è niente da aggiungere)

Hearts will be faithful (i cuori resteranno fedeli)

While the truth is told to someone else (mentre la verità verrà detta a qualcun’altro)

When you look off (quando guardi altrove)

Tell me who you really love (dimmi chi ami veramente)”

 

-Stella

Le mie poesie

Un tocco

Toccatemi quanto volete,

Fatemi godere sempre

Ad ogni ora del giorno.

 

Non penetrerete mai la mia mente

I miei pensieri ancora vergini

Rimarranno intatti

Nella memoria di un solo uomo.

 

Quello il cui amore era nato

Senza sesso

E la cui goduria con lui

Sta nel saperlo affine a me

E dentro il mio cuore.

 

Un’anima in due corpi.

 

Adesso ti prego toccami ed entrami

 

L’anima ormai è abituata

E il corpo oramai stanco

Di tante mani e poco sentimento,

dell’estenuante attesa e il troppo tempo.

 

Toccami e pensami intensamente

Non desiderarmi

Ritorna solo a casa.

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-Stella

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