Forse qualcosa non va?

Per anni mi sono sentita un po’ isolata da quello che mi circondava, e questo sia per il modo di pormi che per i miei interessi, anche se non ho mai considerato la mia istruzione iniziale che forse ha formato moltissimo la mia persona di adesso.

Quest’oggi però, mentre stavo cercando un po’ di schede stampabili da poter dare agli studenti che vengono da me a fare ripetizioni di inglese , mi è venuto in mente  un mio interesse che ho da sempre avuto ovvero, i comportamenti tipici della gente inglese e in questi mi sono rispecchiata moltissimo. Il problema molti di questi là vengono visti come comportamenti che dimostrano cortesia e rispetto verso il prossimo, qua invece come senso di disagio o di antipatia.

Uno di questi comportamenti è per esempio il tenere lo sguardo a terra e non fissare o avvicinarsi, così dal nulla, a qualcuno solo per scambiarci due parole o per farci amicizia. Io questo genere di comportamento lo uso ormai da quando ero alle medie, ma i miei mi dicevano che non dovevo sentirmi in imbarazzo o a disagio tre le persone, ma che avrei dovuto avvicinarmi e parlare con qualcuno; eppure io stavo bene. Forse questa potrebbe essere interpretata come una influenza da parte della mia infanzia che l’ho vissuta rimanendo circondata da persone inglesi.

Un’altro comportamento è il fatto che la gente per comprendermi deve leggere sotto le righe ovvero, se io dico: “E’ davvero interessante!” non intendo “Wow parlamene ancora!” ma “A me non interessa, ma mi fa comunque piacere che c’è l’hai fatta!”; probabilmente se realmente mi avesse fatto piacere quella cosa, ti avrei direttamente fatto il quarto grado e basta.

Un’altro comportamento ancora può essere tipo quando io chiedo scusa in continuazione oppure ringrazio; mettiamo in chiaro che non lo faccio sempre perchè sono realmente dispiaciuta o grata, ma per pura cortesia o per congedarmi senza dover dire: ” Devo andare adesso” … e quindi non ti posso ascoltare oppure proprio non mi interessa quello di cui vuoi parlare.

Inoltre agli inglesi piace moltissimo discutere di questioni importanti e pesanti come conversazioni profonde, mentre noi italiani essendo molto chiusi e rigidi mentalmente, non se ne può trovare uno qua in Italia che preferisca avere una conversazione tosta piuttosto che uscire a ubriacarsi, ballare o drogarsi (“Ah la gioventù d’oggi!”). Io, per esempio, sono riuscita a trovare una sola persona con cui sono riuscita ad avere delle conversazioni toste in cui non mi sono sentita ripetere le cose che ha imparato a pappagallo a scuola, ma la sua opinione personale sull’argomento. Anche qua ha influito molto l’istruzione avuta.

Vedete in Inghilterra gli studenti quando vanno a scuola, non si devono subire 5 ore di monologhi da parte degli insegnanti, anzi sono gli insegnanti stessi a porre delle domande e a far ragionare gli studenti! Si arriva quasi a cancellare quella distanza temporale che separa noi da Giulio Cesare, per esempio. Gli insegnanti arrivano a chiederti: “Perchè in quel momento lui ha agito così e non diversamente? Perchè è successa quella determinata guerra? Cosa ne pensi tu? E tu?” per poi arrivare a fine lezione e svelare la soluzione giusta. Lo studente però ha pensato con la sua testa, ha ragionato, ha dovuto da solo collegare il contesto storico e culturale per comprendere il motivo delle scelte prese da una determinata figura storica. Agli studenti infatti non è permesso ripetere o trascrivere quello che hanno memorizzato, ma devono STUDIARLO e poi spiegarlo a parole loro. Questo porta la persona ad avere anche una grande apertura mentale e poi, una volta adulta, la porta a domandarsi il motivo per cui deve fare certe cose o per cui le vengono imposte certe leggi o il perchè di quello che le accade attorno; non si lascia imporre qualcosa da qualcuno, senza magari nemmeno conoscerlo.

Di una cosa, ad ogni modo sono certa: non appena posso, me ne vado; questo posto non è adatto a me.

Voi cosa ne pensate dei modi di fare inglesi? Di quelli italiani? Quale pensate possa essere il migliore? 

Se volete, se ne può discutere anche su Facebook, seguitemi alla pagina:

https://www.facebook.com/stella.mattara.7  😉

– Stella Mattara

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Svolta subito a destra e poi prosegui dritta fino all’incrocio; poi non so la strada.

Salve a tutti,

forse in questo momento dovrei sentirmi afflitta considerando che l’unica persona che è realmente capace di comprendermi si è legata ad un’altra persona; eppure tranne un leggero dolore al cuore quando ne parlo, per il resto sto bene. Rido, scherzo e continuo a condurre la mia vita di tutti i giorni.

Sono contenta per lui perché è riuscito a trovare la sua felicità.

Mi sento però solo un po’ persa, perchè adesso mi devo limitare in certi argomenti, non posso parlare con lui con la stessa profondità e intimità come facevo prima, anche se lui è comunque l’unico a comprendermi totalmente.

Che dire? Mi ha insegnato molto nella vita, ma adesso è ora di fare come il gabbiano Jonathan (lui mi diceva che io ero come Jonathan: una persona profonda, positiva che seppur ne abbia passate tante nella vita, ancora non demorde, ma aiuta gli altri affinché loro non vivano le stesse esperienze che ha vissuto lei) aprire le ali e volare altrove.

Prendere nuove scelte nuove e fare diverse esperienze nel nuovo ambiente universitario dovo mi trovo da qualche giorno per la prima volta. E per quanto riguarda lui, per me resterà una persona molto importante che mi ha permesso di crescere come persona; gli parlerò ancora e potrò ancora far tesoro delle sue lezioni di vita, ma lui rimarrà qualcuno del mio passato; diciamo la cotta delle scuole superiori.

Sono pronta a fare un passo avanti adesso, perchè del mio passato non c’è più nulla che mi trattenga.

Mi fa male, ma non così tanto da impedirmi di rialzarmi e proseguire. Nella mia vita ne ho passate tante e ho conosciuto il dolore guardandolo in faccia un milione di volte; inoltre sono donna e questo, anche se molti lo negheranno, in realtà è un gran vantaggio perché noi avendo da sempre molte responsabilità sulle nostre spalle, non possiamo ne dobbiamo perdere la lucidità mentale, ma permettere a tutto di proseguire come sempre e così sarà anche per me, per la mia vita e le mie amicizie. Il mio unico desiderio adesso è diventare psicologa, fare nuove conoscenze,aprire una clinica,prendere in affitto un appartamentino non appena terminata l’università, viaggiare, conoscere nuove culture, conoscere gente con una mente più aperta, vincere un concorso in scrittura e cambiare paese.

Da quando purtroppo mi accade quell’incidente all’età di tre anni, io da sempre sono stata condannata ad essere una emarginata; inizialmente anche in amicizie, mentre ora solo per quanto riguarda la mia vita sentimentale. In una società come questa, è solo l’apparenza che conta, ma comunque non mi lascio abbattere perchè se tu vuoi, la solitudine non è poi così antipatica, anzi ti può aiutare a far chiarezza in molte cose; spetta però solo a te scegliere come vederla. A volte si può essere felici anche da soli sentimentalmente basta avere delle amici che ti vogliono veramente bene.

Un’altra cosa importante è sapere che non devono essere le emozioni a dominarti, ma devi essere tu che essendo il capo del tuo corpo e della tua mente a decidere quando farle entrare o quando farle uscire; le emozioni sono solo ospiti.

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Forse solo adesso che ho riletto alcune citazioni estrapolate dal libro del Gabbiano Jonathan che questa mia cara persona mi regalò, riesco a capire cosa intendeva quando mi disse che sono come lui; tutto sta nel mio modo di affrontare la vita e i problemi.

– Stella Mattara

Autumn Leaves – Frank Sinatra

Ci tenevo a tradurre questa canzone, inizialmente per la stagione autunnale che vi è adesso e poi perchè in questo momento questa canzone è quella che meglio rappresenta il mio stato d’animo: sereno e malinconico allo stesso tempo. Buon ascolto e lettura. 😉

ORIGINAL

The falling leaves
Drift by the window
The autumn leaves
Of red and gold

I see your lips
The summer kisses
The sunburned hands
I used to hold

Since you went away
The days grow long
And soon I’ll hear
Old winter’s song

But I miss you most of all
My darling
When autumn leaves
Start to fall

TRADUZIONE

Le foglie che stanno cadendo
si ammucchiano alla finestra
le foglie autunnali
rosse e dorate.

Io vedo le tue labbra,
i baci estivi
le mani ustionate dal sole
che ero abituato a tenere.

Da quando te ne sei andata
le giornate si sono allungate,
e presto sentirò
le canzoni del vecchio inverno.

Ma mi manchi più tutto
tesoro mio,
quando le foglie iniziano a cadere.

– Stella

La danza della vita

Nell’oscurità del nostro sguardo, non vediamo altro che un’unica prospettiva delle cose e con essa rimaniamo soli per tutta la vita, impossibilitati a vedere oltre. Eppure tutti noi ruotiamo su noi stessi, ballando senza accorgercene la danza della vita, nella quale ci è permesso: amare, odiare o essere amico del compagno con cui stiamo ballando in quel momento.

Solo per un istante usciamo dalle tenebre. Solo quando non siamo in compagnia di noi stessi, ma ci relazioniamo con un altro.

Poi torna l’oblio e una indecisione su come proseguire la propria esistenza comune a tutti.

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Edvard Munch – Danza della vita

– Stella

Il dispiacere

Il dispiacere è un sentimento sciocco, lo si prova solamente quando in una situazione tu sai di non poterci far niente perchè non c’entri nulla in tutto quello; allora perchè provarlo? Perchè aggiungere gocce di inchiostro nero in un vaso pieno d’acqua per abbeverare il fiore? Che senso ha far diventare un bel fiore, nero?

   

– Stella

Tra amore e amicizia e la loro complessità

Tutto ci fa apparire l’amore e l’amicizia come dei rapporti molto semplici da instaurare e soprattutto l’amicizia ce la fanno risultare come il rapporto più duraturo e semplice da trovare.

Ebbene non è così. Il mondo mente e così anche noi, unici esseri che quando ci pugnaliamo sappiamo come raggiungere il nostro cuore, siamo in realtà degli stolti a crederci e ucciderci dentro ogni volta che una nostra speranza va in frantumi, ad ogni tradimento, ad ogni sentimento mai provato o ricambiato. Ebbene, basta prenderci in giro.

Nessuno è in grado di pugnalarci al cuore tranne noi stessi che sappiamo dov’è

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Nello sperare che un rapporto possa essere eterno o immutabile nel tempo, oppure peggio che possa rimanere sempre sincero, siamo solo masochisti verso noi stessi. Solo perchè qualcuno ci conosce non significa che ci capisce. Solo perchè qualcuno è vissuto al nostro fianco per anni, non significa che ci comprenderà sempre. Anzi! Ognuno, avendo i propri tempi, comprenderà le cose al momento opportuno.

Non si possono sovrapporre un valzer e il pop e sperare che comunque ne risulti una bella melodia. Non succederà mai. I tempi sono diversi e quindi è bene trovare chi come noi, in questo momento sta vivendo la nostra stessa situazione e ha un punto di vista simile al nostro; non necessariamente sarà la persona che ha vissuto con noi.

L’amore e soprattutto l’amicizia sono come i serpenti, devono mutare e cambiare ad un certo punto.

E quindi se già specialmente verso l’amicizia non possiamo riporre fiducia essendo mutabile, verso l’amore non dovremmo nemmeno riporre sentimento essendo impossibile dato che l’amore spesso deriva dall’amicizia.

Ognuno di noi non è altro che un lupo solitario, nato e morto in solitudine che nel corso della vita cresce da solo, fa le sue esperienze, incontra delle persone e ne perde altre, ma alla fine rimane sempre solo con i suoi pensieri e la sua coscienza. quindi per quando veniamo pugnalati rialziamoci e proseguiamo comunque; nessuno di noi è destinato a stare con qualcuno; solo chi teme la solitudine lo crede.

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 La vita non diventa più semplice, siamo noi a diventare più forti.

Grazie per la lettura

– Stella

 

Il destino

Cari lettori,

Da qualche giorno mi sono riappacificata come Buddha, alla mia Musa ispiratrice e quindi sarà molto probabile che riprenderò a pubblicare molto più assiduamente di prima e sicuramente anche cose molto più interessanti. 🙂

Io credo nel destino, credo nei strani legami tra persone; quei strani legami che portano due persone anche molto lontane a riconciliarsi sempre a prescindere da ciò che era avvenuto.

Quei legami diventati sempre più forti grazie a molte strane coincidenze avvenute senza logica. Logica! Ma che cos’è la logica per il destino. Per lui non dovremmo nemmeno cercare un senso alla  vita, perchè non lo troveremo mai.

Eppure le loro strade si incrociavano sempre, a prescindere che davanti a loro vi sia un muro o un bivio. Alla fine le loro strade si ritrovano. Meglio non sapere il motivo, meglio attendere e vivere felici. Forse lo scopo del legame è solamente la felicità di vivere e condividere parole che solo quelle due persone possono capire.

Voi cosa ne pensate del destino e delle coincidenze? Commentate subito! 😉

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Commento: Il labirinto del silenzio

Ciao a tutti!

qua ci tenevo a commentare più che il film stesso, il tema che hanno scelto di trattare e il motivo per cui io trasmetterei un film come questo durante il giorno della memoria, piuttosto che gli altri su Auschwitz che fanno risultare tutti i tedeschi dei veri e propri assassini.

Premetto che avendo appena terminato un liceo linguistico in cui avevo studiato tedesco, dovrebbe piacermi sia la lingua, che la letteratura, la cultura e il popolo no? Invece non è così, a me la lingua non mi è mai piaciuta a causa della sua complessità, ma per quanto riguarda tutto il resto sì, mi è piaciuto moltissimo e sinceramente grazie allo studio ho scoperto molte cose.

Per anni pure io sono stata spesso plagiata dai film sui campi di concentramento e ho creduto che i tedeschi fossero solo degli assassini, ma poi con lo studio della letteratura e della storia ho cambiato idea.

Vi è un libro in particolare che mi ha cambiata completamente ovvero: Die Weisse Rose cioè La rosa Bianca della Black Cat, il quale racconta del gruppo dell Rosa Bianca che è  realmente esistito durante il nazismo, in cui dei giovani universitari di poco più di vent’anni si opponevano al nazionalsocialismo in modo non violento. Il risultato fu il loro arresto e la loro decapitazione. Come poteva la gente opporsi?

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La gente questo non lo sa! Se nel film si insisteva affinché la gente sapesse dell’Olocausto, ora si dovrebbe insistere affinché la gente sappia che in realtà le persone erano obbligate a obbedire e a votare il nazionalsocialismo, non erano tutti a favore del Nazismo.

Anche un famoso scrittore come Bertol Brecht si oppose fermamente al Nazismo, però scelse di andare in esilio in America. Egli scrisse una breve storiella a riguardo della condizione dei tedeschi in Germania:

Quando il signor Keuner, uomo di pensiero, affermò in una sala davanti a un folto pubblico di essere contrario alla violenza, notò che le persone davanti a lui pian piano si ritiravano e se ne andavano. Si guardò attorno e vide dietro di sé immobile… la Violenza. «Cosa stavi dicendo?» gli domandò la Violenza. «Dicevo di essere favorevole alla violenza», rispose il signor Keuner.Conclusa la conferenza, i suoi allievi gli chiesero perché s´era dimostrato senza vigore. E il signor Keuner rispose: «Il mio vigore non serve ad annientare gli altri. E poi, sono io che devo sopravvivere alla Violenza».
E raccontò questa storia:
Nella casa del signor Egge, che aveva imparato a dire di no, giunse un giorno nell´epoca dell´illegalità un agente. Costui mostrò un documento rilasciato per conto degli occupanti della città, sul quale c´era scritto che ogni abitazione in cui lui metteva piede sarebbe diventata sua; allo stesso modo diventava suo anche il mangiare di cui aveva bisogno e ogni uomo che lo incontrava doveva servirlo.L´agente si accomodò su una sedia, chiese da mangiare, si lavò, si mise a letto e domandò all´ospite prima di addormentarsi, senza guardarlo negli occhi: «Vuoi servirmi?» Il signor Egge lo coprì con una coperta, cacciò le mosche, vegliò sul suo sonno e come quel giorno ubbidì all´estraneo per sette anni. Ma pur prodigandosi, una cosa si guardò bene dal fare, e cioè rispondere a quella prima domanda. Passati i sette anni l´agente, diventato grasso dal troppo mangiare, dal troppo dormire e comandare, morì.Il signor Egge lo avvolse nel lenzuolo consunto, lo trascinò fuori casa, lavò la stanza, tinteggiò le pareti, prese un bel respiro e rispose: «No».

Esisterono molti altri tedeschi come cittadini, intellettuali, pensatori, studenti, filosofi, scrittori, avvocati etc. che combatterono contro il Nazismo, ma che alla fine vennero trucidati. Pochi sanno di tutto questo, dei sensi di colpa che i tedeschi provarono nel dover uccidere la gente senza il loro vero consenso. A volte come disse Bertol Brecht, è meglio andarsene da un paese che si sa che dovrà crollare e tornare solo quando tutto sarà finito per costruire un nuovo paese e rimettere in sesto la città.

Questo film a mio parere è stupendo proprio perché vi è un connubio di cose che ci saranno sempre dentro ad una persona tedesca ovvero: il senso di colpa, l’innocenza di ciò che è accaduto e gli stereotipi che le verranno per sempre affibbiati.

– Stella

Recensione: Il labirinto del silenzio

Il labirinto del silenzio è un film uscito nelle sale cinema nel 2014 e diretto dal regista Giulio Ricciarelli. 

Il film è ambientato in Germania nel primo dopoguerra, nella quale la gente, sia per vergogna, sia per pudore (dipende da quale partito appartenevi durante il nazismo) preferivano tenere nascosta tutta la verità alle nuove generazioni e molti nazisti che lavorarono come SS erano ancora liberi.

Il protagonista è Johann Radmann, un giovane avvocato della fresca Repubblica Federale Tedesca, che all’inizio del film trova dei documenti riguardanti il caso Schluz tramite un giornalista. Schluz era un ex soldato delle SS che, seppur a tutti coloro che avevano fatto parte di quel settore li era stata vietata la presenza nell’amministrazione dello stato, lui era comunque un insegnante di scuola elementare, 

Johann è un ragazzo molto giovane e che come tutti i giovani non conosceva assolutamente nulla dell’Olocausto, però date le innumerevoli morti causate da quelle persone che erano ancora in circolazione, egli volle comunque portare giustizia verso i sopravvissuti, gli innocenti e i morti stessi e arrestare tutti i soldati dell’SS. 

Il problema era proprio la mancanza di conoscenza della verità che ad un certo punto della storia portò l’avvocato in una grande confusione e questo perchè egli non sapeva che in realtà gran parte della Germania fu obbligata a votare il partito nazionalsocialista e a eseguire i comandi richiesti da Hitler. Una volta scoperto tutto scelse di dimettersi dal caso Schulz. Erano tutti degli assassini! Come disse lui ad un certo punto del film: “Questo è un popolo di criminali e tutti fanno finta di niente. Tutti questi colori! Noi dovremmo indossare il nero per l’eternità.” 

Poi, dopo aver fatto chiarezza con sé stesso, ritornò sui suoi passi e arrestò tutti i criminali nella Germania Ovest. 

Questo film a mio giudizio è stupendo: le riprese sono eccellenti e alcuni personaggi formidabili, per quando il soundtrack, cosa che io reputo essenziale in un film, lascia un po’ a desiderare: ma per il resto è tutto fatto bene e con cura. 

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– Stella